Mentre trascrivo questa intervista, la prima del 2025!, mi rendo conto di una cosa: sia Micaela che il posto dove ci siamo incontrate nell’Upper East Side per fare due chiacchiere non sono più in città.
Micaela è tornata a vivere a Milano, dopo tanti anni passati nella Big Apple, e Poppi, il bellissimo baretto sotto casa sua, ha chiuso.
Micaela è appassionata di danza. E, per usare una metafora, se ci si pensa bene, New York racchiude in sé il movimento di un eterno balletto: di tutte le cose che accadono e scorrono veloci; di tutte le persone che lasciano il segno e poi escono di scena, sotto i nostri occhi.
Tutto cambia posto, essenza, ritmo. Niente è mai lo stesso. Certo, è un pò la vita a essere così. Ma questa sensazione di mutevolezza e trasformazione costante credo che qui si senta ancora di più che in altri posti al mondo. Buona lettura!

25 anni a New York
- Ciao Micaela. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Sono arrivata qui nel lontano 1998 con mio marito, ma fino al 2002 abbiamo fatto avanti e indietro. All’inizio si trattava di qualche mese, poi due anni, poi ancora due, e alla fine siamo stati qui 25 anni.
- Tu vivi nell’Upper East Side. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
La nostra casa è abbastanza silenziosa, ma non è il “rumore esterno” di New York che mi disturba. Non sono le voci, i clacson, le sirene, per intenderci. Mi dà più fastidio il “rumore interno” della città, della frenesia, dell’eterno correre, del produrre il più possibile, del fare sempre un pò di più senza domandarsi poi perché. Lo trovo uno stile di vita poco introspettivo e troppo pragmatico e materialista. E questo un po’ mi dispiace.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
New York è tante cose.
New York è varietà, diversità di tutto, soprattutto di persone che incontri, che vedi, di cose che succedono, ce n’è per tutti qui.
New York è assenza di giudizio: puoi fare quello che vuoi, vestirti come vuoi, la gente è molto aperta e spesso non perde tempo a esprimere sentenze.
E poi New York è arte: di tutti i tipi, dalla danza, al teatro, alla musica, c’è sempre qualcosa che succede in città.
- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Tanto, tantissimo. Io e mio marito siamo venuti qui da soli, senza conoscere niente e nessuno. E abbiamo costruito moltissimo in questi anni.

Il legame con l’Italia
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Dell’Italia mi è mancata la famiglia, anche tanto in certi momenti. Gli affetti. Ci sono stati dei periodi difficili, dove la lontananza da casa è pesata. A volte da fuori non lo si percepisce, ma non è sempre rosa e fiori non abitare vicino.
- Da qui a X anni dove ti vedi?
A Milano. Ma non fissa, voglio viaggiare. Spero di avere l’energia e la possibilità di muovermi tanto e che i miei figli si sentano liberi di seguire il mio esempio e di girare, esplorare. E che io possa andare a trovarli ovunque si trovino.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Eataly, mi piace tanto, è caro ma buono. Ma trovo prodotti italiani di qualità anche da Grace’s Marketplace, Citarella e Agata e Valentina.
- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
I circoli sociali cambiano con gli anni anche perché a New York tanta gente va via dopo un pò, poche sono le persone davvero stanziali. La Scuola d’Italia è stata fondamentale all’inizio della mia esperienza per creare le mie prime amicizie.
- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Ne ho sentiti tanti, tipo “Italia pizza mafia e mandolino”. I classici diciamo. Un motivo c’è ed è ben radicato. Ma trovo che qui ci siano tantissimi italiani che si danno un gran da fare, facendo spesso anche tanta fatica, perché New York non è facile. Portano un grande contributo alla città. E ovviamente anche quello è valorizzato ed è da valorizzare.

Micaela e la sua New York
- Tu vivi nell’Upper East Side. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Vivrei downtown, mi sono sempre sentita una downtown girl. Mi piace tantissimo la zona vicino ad Astor Piace, anche se soltanto due o tre vie sono quelle dove mi trasferirei davvero. E poi il West Village e Tribeca. Ecco, Tribeca è davvero un bellissimo quartiere, ricco di edifici stupendi, strade ben tenute e molta tranquillità, rispetto a tante altre zone di New York.
- Dove non vivresti a Manhattan?
A Battery Park. E nemmeno nell’Upper West Side, che non mi ha mai conquistata.
- Un posto a New York che ti piace particolarmente?
Il Joyce e il NYC Ballet ,due must per chi è appassionato di danza. Il Lincoln Center, sicuramente Broadway. Quando passeggio verso il Guggenheim mi sembra di essere in un film di Woody Allen. Amo anche il Met, dove tanti anni fa avevo fatto un corso di arte e che conosco benissimo. Mi piacciono anche le gallerie di Chelsea. Se devo fare shopping vado a Nolita perché ci sono negozi piccolini, di quartiere. Adoravo Barneys. È stato uno choc quando ha chiuso.
- E fuori città?
Spesso andiamo a Long Island, negli Hamptons, che per anni ho detestato, perché la nostra idea di mare è diversa, ma le spiagge sono bellissime. E mi piace tantissimo anche l’Hudson Valley.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Te ne dico due: Harlem e Brooklyn.

Consigli per turisti
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Sembra banale ma gli direi di vedere NY dall’alto perché è sicuramente un’esperienza unica. Forse non li manderei alla Statua della Libertà, ma gli consiglierei di non perdere Brooklyn e di fare il ponte a piedi. Secondo me poi Ground Zero merita tanto, sia per il Memorial che per l’Oculus. E poi una passeggiata a Central Park, perché è iconico, andando anche in direzione del Guggenheim, per respirare un pò di spirito newyorkese.

New Yorker
- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Woody Allen. Le sue scene e i suoi dialoghi.
- Ti senti una New Yorker quando?
Mi sento una New Yorker quando giro per strada la mattina presto in tuta per accompagnare i miei figli a scuola, senza perdere tempo per vestirmi troppo bene o sistemarmi alla milanese. Tanto non importa a nessuno qui. E mi sento una newyorchese quando sono nella subway. La subway è la quintessenza di New York.
Grazie Micaela!




Una risposta a “Due chiacchiere con Micaela da Poppi”
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