“La prima volta che ho visto la città è stato tanti anni fa: ero in compagnia di un mio prozio, quando sono uscita dalla metropolitana sulla 53 con la Quinta e me ne sono subito innamorata. È stato un inspiegabile colpo di fulmine”.
Siamo sedute a un tavolino di un Le Pain Quotidien a Tribeca, tra West Broadway e Warren, quando Lorenza risponde così a questa mia domanda: New York è stato amore a prima vista?
A volte basta una sensazione a fare da calamita, ad attirarci verso certi luoghi e a respingerci da altri. Così, prima di scrivere il mio articolo, ho preso in mano la macchina fotografica e sono uscita da quella stessa fermata della metropolitana di Lorenza, anche se c’ero già stata parecchie volte prima. Volevo provare a guardare per un attimo con occhi diversi o semplicemente a fare più attenzione.
L’altezza dei palazzi che sovrastano le strade, il contrasto del vetro con la pietra scura della chiesa di Saint Thomas, le luci, i taxi che scendono sull’iconica 5th Avenue e il brulicare di turisti e pedoni. Scatto la mia foto guardando verso l’alto, perché credo che Lorenza, a cui – come scoprirete tra poco – il caos non piace proprio per niente, oggi guarderebbe in quella stessa direzione.
Chissà se l’ha fatto anche quella prima volta di tanti anni fa. Buona lettura!

- Ciao Lorenza. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Da 22 anni. Dopo quella prima volta di cui ti ho raccontato, ho fatto per molto tempo avanti e indietro dall’Italia, come studentessa, mentre preparavo la mia tesi su Jackson Pollock, e successivamente come visiting professor, prima di trasferirmi qui in pianta stabile con mio marito, un artista italiano. Oggi insegno al Fashion Institute of Technology, collaboro col Moma e scrivo libri e saggi di storia dell’arte.
- Tu vivi a Tribeca. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Sì certo, perché l’aria mi manca spesso qui a Manhattan, ad esempio proprio adesso! A casa mia ci sono gli operai e sotto casa le impalcature, il banchetto dei panini, un’ambulanza che passa o una sirena dei pompieri sempre pronta a far rumore. La mia strategia di fuga è camminare lungo l’Hudson con Nilo, il mio cane. Io sono di Venezia e l’acqua è il mio elemento naturale, di cui sento davvero bisogno e la cui prossimità mi fa stare bene.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
Per me New York è casa, anche se non è un rifugio facile, un luogo che mi sentirei di consigliare a tutti. Perché New York non è proprio per tutti. È una città molto stimolante, ma anche estremamente competitiva, dove si ha sempre la sensazione di pedalare senza mai arrivare. Perfetta se sei giovane ma, in caso contrario, molto stancante.

- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Tantissimo! È un vero privilegio.
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Se New York fosse in Europa sarei la donna più felice del mondo. Dell’Italia mi mancano i momenti tranquilli, poter vedere la mia famiglia e le mie amiche senza correre, senza dover pianificare per forza tutto. E mi manca mangiare frutta e verdura più buone!

- Da qui a X anni dove ti vedi?
A Venezia, che è la mia base. Lì ho amiche, famiglia, una casa, sono riuscita negli anni a mantenere i rapporti e i contatti: insomma, ho una vera e propria doppia vita veneziana! Sono fortunata perché riesco a trascorrerci due mesi l’anno, insegnando online mentre son là.
- Tu vivi a Tribeca. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Sempre a Tribeca o nel West Village. Mi piacciono le case con una storia e quella in cui vivo è del 1908 (pensa che la mia a Venezia è del 1300!). Prima di spostarmi qui abitavo a Soho, che era un quartiere completamente diverso da quel che siamo abituati a vedere oggi. C’erano tante gallerie e tanti intellettuali e non troppi turisti, ristoranti e negozi.
Per questo preferisco Tribeca: c’è poca gente in giro ed è più tranquilla. E mi piace anche il West Village, per la stessa ragione: se sai dove andare, e non passi per Washington Square Park, difficilmente ti imbatti nella folla.
- Dove non vivresti a Manhattan?
Forse nell’Upper East Side. Io sono per il West. Tutto la parte a ovest di Manhattan per me va bene.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Sì, vado da Raffetto’s. Oppure da Eataly, ma poco, perché la trovo molto cara. E poi da Pino a comprare la carne (N.d.R. è anche il mio macellaio di fiducia).

- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Le mie amiche sono tutte italiane. Da un lato forse per la lingua, dato che mi piace parlare e leggere in italiano. E poi si parte da uno zoccolo culturale simile, che ci accomuna e rende tutto più semplice.
- Torniamo a parlare di New York. Un negozio che ti piace particolarmente?
Harney & Sons SoHo, per il tè. E poi c’era una libreria italiana bellissima a New York che però purtroppo ha chiuso i battenti già da un po’. E ce n’è un’altra non lontano da casa mia che è molto particolare e vende libri usati di cucina.
- Il tuo posto preferito in città?
Il fiume. Il PIER 25 e il PIER 26 in particolare, perché sono più raccolti, meno affollati. Tra i musei amo il MET, la Frick Collection e il Moma.
- E fuori città?
Sia mio marito che i miei figli amano moltissimo la città e quindi non la lasciamo quasi mai.

- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Non ho mai sofferto di stereotipi stando qui a New York. Anzi, credo che il mio essere italiana sia sempre stato un plus.
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Non consiglierei un posto specifico, bensì gli direi di camminare e di esplorare il più possibile, senza una meta, principalmente nel Village e lungo Hudson River.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Manhattan la conosco molto bene, gli altri borough invece non così tanto.

- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Certo! Woody Allen.
- Ti senti una New Yorker quando?
Forse non me ne accorgo nemmeno più. Ma ti racconto un episodio che mi è successo poco tempo fa e che è stato molto divertente. Ero in metropolitana e stavo salendo sulle scale mobili, camminando di fretta, come si fa qui in città, quando un signore si è messo sulla sinistra e mi ha bloccata. Io l’ho fulminato con lo sguardo e lui mi ha guardata e mi ha detto: “I’m sorry, I’m from New Jersey!”. E mi ha fatto molto ridere.
Perché i veri newyorchesi, sotto sotto, sono meno ispidi di quel che sembrano, ruvidi, ma spesso solo in superficie! Grazie Lorenza per questa tua intervista.

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