Pina è l’eccezione che conferma la regola di questo progetto. Una bellissima eccezione, direi. Pina infatti non è nata in Italia come tutte le altre intervistate, ma è italiana di origine e di cuore. Di spirito invece è un mix di energia esplosiva di questa città, con i colori – e dico colori perché Pina è molto colorata e stilosa – di tutte le influenze artistiche e multiculturali che la abitano, il tutto con un tocco di calore e del sorriso del nostro sud. Dopo averla intervistata ho scoperto dei luoghi iconici di New York che ancora non conoscevo e che ho continuato a visitare, inserendone alcuni nei miei tour. Buona lettura!

Una vita a New York
- Ciao Pina. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Sono nata a New York, ma sono cresciuta in Italia, e sono tornata qui quando avevo 5 o 6 anni, senza parlare inglese. A quell’epoca i professori mi dicevano che non si poteva parlare italiano in casa. Io mi chiamo Giuseppina. Capisci che con tutte le Stacy e le Samanthe della mia classe io non c’entravo niente.
- Tu vivi a Gramercy. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Io credo che casa a New York sia tra le tue quattro mura. Devi trovare un posto dove quando chiudi la porta ti senti in pace con te stessa e con il mondo. Bisogna proteggere la propria energia. New York è una città dove tanta gente è sola e quando può scarica le sue energie, a volte negative, sugli altri.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
Un manicomio! Una città sporca, ma bella, dinamica e dove c’e tutto.
- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Ogni volta che vado via e torno mi sento benissimo. Trovo tantissime città davvero noiose in confronto a New York, di cui amo anche il suo essere imperfetta. Arrivo a JFK e mi sento a casa.

Il legame con l’Italia
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Mi manca tantissimo il calore delle persone. Poi la mia famiglia d’origine è del sud. Ci vuole poco perché qualcuno ti sorrida. E si mangia bene ovunque. C’è un’eleganza, un’attenzione al dettaglio che qui non esiste, perché a New York o trovi persone super firmate oppure molto trascurate.
- Da qui a X anni dove ti vedi?
Io amo l’arte, il teatro: questa è la mia città. Almeno sei, sette mesi l’anno mi piacerebbe stare qui.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Vado da Eataly.
- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Io ho dei gruppi di amici molto eterogenei: le amiche italiane, gli amici francesi, quelli americani, i colleghi di lavoro. Mi piace gestire le diversità e uscire dalla mia comfort zone. La cosa bella di New York è poter vivere un’esperienza come questa.
- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Io sono venuta qui in un altro momento storico. Mi faceva strano che le mie amiche all’epoca mi dicessero “You don’t look Italian”. Ma cosa voleva dire essere italiana secondo loro? E non mi sono mai identificata con lo stereotipo degli italoamericani.

Pina e Gramercy
- Tu vivi a Gramercy. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Io ho vissuto tantissimi anni nel West Village e sono stata benissimo. Poi ci siamo trasferiti qui e Gramercy mi piace molto. Anche Union Square è tra le mie zone preferite.
- Dove non vivresti a New York?
Upper East e Upper West Side. Li trovo molto noiosi.
- Un posto a New York che ti piace particolarmente?
Mi piacciono tantissimo le gallerie di Chelsea. Gaugosian, Werner, Hauser & Wirth sono in cima alla mia lista. A Park Avenue Armory fanno degli spettacoli davvero belli e creativi. Anche il Bam a Brooklyn merita. Poi c’è il Pickle Bookstore, scambiano libri con sottaceti di loro produzione.
- E fuori città?
Mi piace andare Upstate, ma sempre per l’arte.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Forse Bushwick.

Consigli per turisti
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Se fossi in loro andrei a The Edge. Vedere New York dall’alto è come essere dentro a un film. E poi proverei le cucine di tutto il mondo, che qui sono davvero autentiche. 11 Tigers ad esempio che è un ristorante tailandese. Kiki’s. Cosme. Alta. Ce ne sono così tanti!

New Yorker
- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Martin Scorsese, che oltre a tutti i suoi film iconici ha anche diretto The New York Diary, di cui Fran Lebowitz è la protagonista principale. Per me lui è unico.
- Ti senti una New Yorker quando?
Quando vado in ufficio. Perché di solito mi vesto più elegante del normale e mi mischio alle persone che stanno andando a lavorare, nel flusso, nell’energia unica della mattina di New York.
Grazie ancora Pina!



