Io e Marta ci diamo appuntamento da Tacombi, in Bleecker Street. Siamo vicine di casa e sono curiosa di conoscere il suo punto di vista sul nostro quartiere, che per me è senza dubbio il più bello e interessante di tutta New York. Alla domanda “Dove vivi/dove vivresti in città?”, se mi auto-intervistassi, risponderei: “sempre e comunque nel Village”.
Di preferenza nel West, ma anche l’East mi andrebbe bene. Il Village è dinamico, all’avanguardia, giovane, informale e artistico. Anche carissimo, ahimè, e sporco, doppio ahimè. Imperfetto, ma pur sempre unico, con le sue case basse e le sue viette strette, quasi labirintiche, che riescono a conferire tratti più umani, da “villaggio” per l’appunto, a questa parte della città.
Non so se lo sapevate, ma l’aspetto che il West Village ha oggi non lo si deve al caso, bensì a una grande attivista, che è comparsa anche nella mia serie tv preferita. Lei si chiama Jane Jacobs e la serie tv è The Marvelous Mrs Maisel (come chi è Mrs Maisel? Andate a studiare, voi, schmucks che non siete altro!).
Ma ora torniamo alla nostra Marta e al suo di Village. Del mio ho già detto abbastanza. Buona lettura!

- Ciao Marta. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Da 4 anni, dopo aver viaggiato e vissuto in quasi tutti i continenti.
- Tu vivi nel West Village. C’è un posto in cui ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Lavoro a Midtown, che è una zona che mi soffoca parecchio; ma ho la fortuna di vivere qui nel Village e quando sono a casa mia non mi manca mai l’aria. Anzi, trascorrerci i weekend mi rilassa. Vado spesso a pranzo da Clearwater, che è uno dei miei ristoranti preferiti, e a bermi il caffè da Merriweather.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
New York è un posto in cui mi sono sentita a casa, una città che offre tante cose da fare e da scoprire. Vorrei riuscire a esplorarla di più, ma con i miei ritmi di lavoro molto stretti spesso non ci riesco.

- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Mi sento molto grata. Questa opportunità mi è capitata, non me la sono andata a cercare e, per quanto non sia sempre tutto rose e fiori, sto facendo tesoro di quest’esperienza che ha un suo senso e un suo perché.
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Mi manca, ma non mi manca lavorare in Italia. Se dovessi scegliere una città dove vivere in Europa, forse ti direi Parigi.

- Da qui a X anni dove ti vedi?
Non mi vedo qui, forse in Asia. Magari a Bali. Tenendo sempre un piede in italia. Chissà.
- Tu vivi nel West Village. Dove vivresti a NY se potessi scegliere?
Sempre nel West Village. Il mio appartamento si trova in un palazzo antico, un building prewar, che è molto autentico. Se non potessi stare qui, un altro posto che mi piacerebbe è Brooklyn, perché in certe zone è molto simile al Village.
- Dove non vivresti mai a Manhattan?
Uptown.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Se posso vado da Eataly. Ma quando ho tempo, non è un’esigenza costante.

- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Le mie amicizie sono praticamente tutte italiane: amici di amici di amici, oppure colleghi. Ho bisogno degli italiani per parlare più in profondità, per aprirmi alle confidenze. Mi sembra che gli americani non riescano a capire fino in fondo il mio modo di essere e di pensare, le mie sfumature.
- Torniamo a parlare di New York. Un negozio che ti piace particolarmente?
Non sono un’amante dello shopping, ma mi piace andare da Tj Maxx e Uniqlo.

- Il tuo posto preferito in città?
Mi piace tantissimo l’Hudson, avere vicino l’acqua e poter fare una passeggiata in bici o a piedi mi fa sentire meglio, più rilassata. Anche l’East Village è tra i miei quartieri preferiti, principalmente la zona attorno a Tompkins Square Park. In e-bike invece faccio i ponti, principalmente il Williamsburg Bridge. Mentre tra i ristoranti di solito amo portare chi mi viene a trovare a Chinatown, da Noam Wha Tea Parlor. I dim sum sono fantastici ed è un posto autentico (e se lo dice Marta, che ha vissuto in Cina, ci crediamo).
- E fuori città?
Quando vado fuori città, prendo un aereo e mi allontano da New York. Non conosco bene posti nelle vicinanze.
- Ricollegandomi a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi degli stereotipi sugli italiani?
Io non mi considero una vittima di stereotipi. Capita che qualcuno mi prenda in giro per il mio accento o per il mio gesticolare, ma non ci vedo della cattiveria di fondo.
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Gli consiglierei di perdersi, di camminare tanto e di cercare di rilassarsi perché la città è intensa. E di non dimenticarsi di farsi ispirare da quello che li circonda.
- C’è un posto in città che conosci ancora poco?
Harlem.
- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Non ti nascondo che quando sono venuta qui a cercare casa ho pensato: “sono a due block da Perry Street e dalla casa di Sex and the City”. Le mie New Yorker di riferimento sono tutte e quattro le protagoniste della serie, con le loro dinamiche e i loro modi di fare.
- Ti senti una New Yorker quando?
Non mi sento una New Yorker, perché non riesco a fare miei alcuni tratti della cultura americana che non mi appartengono, come la competitività. Forse, tra tutte le culture, quella che ho fatto più mia durante i miei viaggi è stata quella asiatica, che mi ha insegnato a dare importanza agli altri e a doti come l’ascolto, più che al protagonismo.

Indirizzi:
- HUDSON CLEARWATER: 447 HUDSON STREET
- MERRIWEATHER: 428 HUDSON STREET
- HUDSON RIVER PARK:
- TOMPKINS SQUARE PARK: E 10TH ST
- EATALY
- NOAM WHA TEA PARLOR: 13 DOYERS ST
- TJ MAXX
- WILLIAMSBURG BRIDGE: IL PONTE CHE CONGIUNGE IL LOWER EAST SIDE A WILLIAMSBURG.






