Mi incontro con Paola da Pi Bakerie, un baretto greco consigliato da due cari amici di Atene, dove si mangia una spanakopita buonissima.

Il posto si trova a metà strada tra casa mia e l’ufficio di Paola che – come scoprirò presto – è abituata a percorrere a piedi una media di 5 miles a day (circa 8 km al giorno), e che questa volta invece deve fare solo poche centinaia di metri per raggiungermi, da Greene Street a Broome, nel cuore di Soho.

E, partendo da dove tutto è cominciato, ossia da quel sogno americano coltivato attraverso libri e film, Paola comincia a raccontarmi della sua New York. Buona lettura!

Red”, rosso, per il color argilla del suolo.
Hook”, gancio, per la forma a uncino dei moli di quella zona di New York.
  • Ciao Paola. Da quanti anni sei arrivata a New York?

Da dodici anni. E pensa che sarei dovuta rimanere solo sei mesi!

  • Tu vivi ad Astoria. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?

Premesso che Astoria non è frenetica come Manhattan, certo che sì! La mia way out, quando ho bisogno di staccare, e che mi ha permesso di sopravvivere così a lungo in questa città, è andare via il più possibile nei weekend, Upstate o al mare a Long Beach.

  • Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?

Adesso ti dico una frase banale, ma è proprio così: New York è il centro del mondo.

I muri di Pioneer Works a Red Hook. La zona pullula di atelier di artisti.
  • Quanto ti senti fortunata a vivere qui?

Mi sento fortunata, anche se il mio rapporto con questa città oscilla tra l’amore e l’odio. Certe volte vorrei partire e chiudere tutto e altre invece non la lascerei mai. Una cosa è certa però: New York offre tantissimo.

Bisogna però saper gestire tutta questa abbondanza, tutta questa energia, che può anche schiacciare.

  • Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?

Mi manca la famiglia, la provincia, la calma, i ritmi più rilassati, i giorni di ferie.

Presto la mattina e tardi la sera. Questi gli orari migliori per godere della bellezza di Soho senza essere calpestati dai turisti.
  • Da qui a X anni dove ti vedi?

In Italia. Con la consapevolezza che non sarà facile dopo tutto questo tempo tornare, anche se del resto non è stato facile nemmeno venire qui. Tutto si supera.

  • Tu vivi ad Astoria. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?

Andrei a Long Island City. Oppure a Carrol Gardens.

  • Dove non vivresti a Manhattan?

Non vivrei a Manhattan!

  • Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?

Sì, più che altro cerco prodotti italiani nei deli ad Astoria, non necessariamente nei supermercati e nei negozi italiani.

Un giorno la ami, un giorno la odi. Welcome to NY!
  • Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?

Avere amici americani mi ha salvata in questi anni, perché sono più stabili rispetto agli espatriati, che spesso dopo qualche anno a New York ripartono per una nuova avventura. Certo, siamo diversi, non è sempre facile instaurare e mantenere un rapporto con loro; ma a me le differenze attraggono, c’è sempre da imparare.

  • Torniamo a parlare di New York. Un negozio che ti piace particolarmente?

I ristoranti greci ad Astoria, come Bahari e Agnanti. Poi certi coffee shop, più per l’atmosfera che per altro, e le librerie indipendenti. In generale mi piacciono quei posti che mi danno l’idea di non essere di passaggio, ma frequentati da persone che vivono in zona.

  • Il tuo posto preferito in città?

Sono una camminatrice. Mi piace passeggiare per Greene Street, o lungo il fiume. Trovo molto bello l’Upper West Side e anche Tribeca.

I miei musei preferiti? Quello all’aria aperta: la città!

  • E fuori città?

Il Minnewaska State Park, Cold Spring e Beacon. Il Dia Beacon è bellissimo.

I neon di Dan Flavin al Dia:Beacon.
  • Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?

Non mi è mai capitato nessun episodio spiacevole.

  • Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?

Uno degli itinerari che consiglio di più è questo: partenza dal Meatpacking in direzione di Hudson Yard; giretto per negozi, tra cui l’Apple Store e Diane Von Furstenberg; stop al Chelsea Market per mangiare una lobster roll. Camminare verso Little Island, l’High Line, ammirare il palazzo costruito da Zara Hadid, vedere il Vessel. E per chiudere in bellezza prendere un aperitivo da Electric Lemon o al The Edge. Questo a Manhattan.

Invece, per quanto riguarda Brooklyn, consiglierei una passeggiata a Brooklyn Heights e di fermarsi a mangiare al ristorante italiano River Deli. Da percorrere assolutamente Ramsen Street, una via con bellissime brownstone. Red Hook invece ha un fascino particolare, di terra di confine. Mi piacciono i posti meno perfetti, li trovo meno finti. Lì ci sono il Brooklyn crab e il bar più vecchio di Brooklyn. Oggi è una zona di artisti.

  • Un quartiere che non conosci ancora bene?

A Brooklyn ti direi Bushwick e Bedstuy. Non conosco il Bronx.

The Vessel intravisto dello Shed.
  • Hai un/a New Yorker di riferimento?

Sarah Jessica Parker!

  • Ti senti una New Yorker quando?

Quando porto i sandali con la pioggia o con il gelo e in Italia mi chiedono “ma non hai freddo?” O quando arrivo in ufficio e mi cambio le scarpe: vie quelle da tennis, su quelle eleganti!

Grazie Paola!

Un po’ della New York di Paola.

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