Stavo per iniziare questo post in tutt’altro modo, quando, proprio nel momento di spegnere la registrazione della mia chiacchierata con Federica – psicologa fiorentina che da cinque anni vive nell’Upper West Side – lei chiude con una frase che mi colpisce profondamente. Una citazione presa in prestito dal film The Big Kahuna, con Danny DeVito:
“Live in New York City once, but leave before it makes you hard.”
Tredici parole che non mi lasciano di certo indifferente. Negli otto anni che ho vissuto in Brasile, ho lasciato andare certe rigidità che Milano, con le sue formalità e aspettative, mi aveva cucito addosso. Oggi mi piaccio di più così. Più aperta, più flessibile, meno ingabbiata da schemi.
E ora mi chiedo: se vivere in Brasile mi ha resa “più morbida”, New York potrebbe fare davvero il contrario? Potrebbe “indurirmi”? Forse sì. Forse no. È una domanda a cui troverò risposta solo stando qui.
Ma ora torniamo a Federica e alla sua esperienza di vita in questa città dura, ma senz’altro straordinaria. Buona lettura!

5 anni a New York
- Ciao Federica. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Sono arrivata qui 5 anni fa.
- Tu vivi nell’Upper West Side. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Io sono molto introspettiva e questa mia caratteristica si riflette anche nel lavoro che faccio. Non sento il bisogno di allontanarmi fisicamente dalla mia casa per trovare sollievo dal caos della città. Anzi, quando tutto diventa troppo, cerco rifugio dentro di me: scrivo, leggo, ascolto musica, faccio puzzle. È il mio modo per ricaricare le batterie.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
New York è un mix di emozioni contrastanti. È una città avventurosa, eccitante, spettacolare, ma anche stressante, a volte pericolosa, senz’altro faticosa. Questo ritmo serrato può farti perdere un po’ di umanità se non stai attenta.
- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Forse meno di quanto dovrei. È facile concentrarsi sulle difficoltà quotidiane e dimenticare quanto sia speciale vivere qui. Ma quando riesco ad astrarmi e a guardare tutto dall’alto, mi rendo conto di essere davvero fortunata. Anche se, da buona fiorentina, non perdo occasione per lamentarmi! 😄

Il legame con l’Italia
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Abbastanza. Mi mancano la cucina e tutto ciò che rappresenta: la condivisione del cibo e il piacere di stare insieme a tavola, che per noi italiani rappresentano molto più che il solo mangiare. E mi mancano la famiglia e gli amici, anche se credo di essere abbastanza brava a mantenere i rapporti a distanza.
- Da qui a X anni dove ti vedi?
Domanda difficile, perché sono in conflitto. Mi piacerebbe restare ancora un po’ negli Stati Uniti, ma non per sempre. Credo che, invecchiando, ci sia bisogno di radici. Però per ora stiamo bene qui, abbiamo ancora tante cose da scoprire e vivere.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Sì, ogni tanto mi manca quel tocco di italianità. E quando succede, vado da La Bella Market o da Citarella.
- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
All’inizio il mio circolo sociale era legato esclusivamente a La Scuola d’Italia. Poi col tempo ho cercato di fare amicizia anche con famiglie americane, ma è stato più difficile. Credo che il nostro modo di vivere e intendere i rapporti sia molto diverso.
- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Il classico, “Italia pizza mafia e mandolino”? Ormai me ne frego, me li faccio scivolare addosso.

Federica e la sua New York
- Tu vivi nell’Upper West Side. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Mi piace molto la zona del Flatiron e, in generale, tutta la parte downtown. È molto più viva rispetto a uptown. Però, con i bambini piccoli, l’Upper West Side è perfetta per noi: a misura di famiglia, tranquilla e sicura.
- Dove non vivresti a Manhattan?
Forse ad Harlem, ma perché la conosco poco. E anche a Hell’s Kitchen. Non mi piace, è troppo caotica.
- Un posto a New York che ti piace particolarmente?
Adoro Central Park. È il mio luogo preferito, non me ne allontanerei mai. Mi piace camminarci e godermi la natura. Anche il ponte di Brooklyn è fantastico, così come Brooklyn in generale. Riverside Park è un’altra perla nascosta, perfetta per una passeggiata tranquilla.
Tra i musei, trovo affascinante il Guggenheim, di cui adoro la struttura esterna, ma il mio preferito è il Met, anche se spesso non trovo il tempo di andarci.
- E fuori città?
Siamo stati a Jones Beach e ci piacerebbe esplorare Fire Island e Montauk. In inverno andiamo spesso a sciare Upstate.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Il Village.

Consigli per turisti
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Direi di scegliere tra il Met e il Museum of Natural History per iniziare. Entrambi si trovano vicino a Central Park, quindi poi è facile fare un bel giro lì. Consiglierei di visitare il Guggenheim, salire su un battello per vedere la Statua della Libertà più da vicino e ovviamente andare a Times Square di sera.
Per lo shopping o semplicemente per il fascino della città, la 5th Avenue e il Rockefeller Center sono tappe imperdibili. Infine, suggerirei il Village e Washington Square Park per la loro atmosfera unica, autentica e affascinante.

New Yorker
- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Liev Schreiber è uno dei miei attori preferiti e vive qui a New York. Una volta l’ho incontrato a NoHo ed è stato emozionante.
- Ti senti una New Yorker quando?
A dire il vero mai!
Grazie Fede!




