Mi incontro con Mara da Dante, un bar iconico di New York che, se ancora non conoscete, merita una visita. Ce ne sono due, ma il mio preferito è quello su Hudson Street.
Se il tempo lo permette, sedersi fuori è un’esperienza. Prima di tutto perché stare all’aperto nel Village, magari durante una serata estiva, per me è una carica di energia unica. Dal tuo tavolino, ti guardi intorno e ti ricordi quanto è bella New York e perché hai deciso di venirci a vivere o di passarci qualche giorno di vacanza.
Le luci delle case accese, l’entusiasmo che si respira per strada, la gente. Ecco parliamo della gente che circola per il Village. Essendo Hudson Street una delle vie più movimentate, con un tanto di bar, baretti, ristoranti e ristorantini, fare people watching qui regala sempre delle grandi soddisfazioni.
Tra l’altro, per le veterane di Sex and the City (che ormai – me ne accorgo duranti i miei tour con le mie clienti più giovani – è considerata una serie molto vintage), in Just Like That (1 stagione, 9 episodio) Carrie incontra il suo crush, Peter, proprio fuori da Dante.
Ma ora torniamo a Mara e alla sua intervista. Enjoy!

- Ciao Mara. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Sono stata a New York dal 2014 al 2017. E adesso siamo qui da 3 anni. Quindi 3+3.
- Tu vivi a Battery Park. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Battery Park è un quartiere abbastanza tranquillo rispetto al resto della città. Però mi capita di sentire il bisogno di fuggire dalla città e allora vado proprio via, al mare a Long Island o Upstate.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
New York è un posto dove si corre davvero tanto. È una città molto cara e lo sforzo che si fa per sostenere i ritmi e i costi per vivere qui è tanto. New York non è per tutti. Bisogna essere molto motivati e grintosi per stare qui.

- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Mi sento molto fortunata, però scrivi “fortunata” tra virgolette, perché – come dicevo prima – bisogna sbattersi parecchio per stare qui.
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Mi manca il cibo, l’Esselunga :), la famiglia e gli amici.

- Da qui a X anni dove ti vedi?
Non lo so. Per un po’ di anni sicuramente qui a New York. Forse non per tutta la vita, vedremo! Chi può dirlo?
- Tu vivi a Battery Park. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
A Battery Park sto bene, perché è un quartiere per famiglie. Ha un difetto però: gli manca un po’ l’anima. Ad esempio mancano tutti quei negozietti locali che contraddistinguono il West Village, dove mi piacerebbe abitare. Non mi dispiacerebbe nemmeno vivere a Brooklyn, a Williamsburg o a Greenpoint, anche se dal punto di vista logistico sarebbe una soluzione da studiare per gli spostamenti tra scuola e lavoro.
- Dove non vivresti a Manhattan?
Non vivrei negli Upper (East e West). E anche il Lower East Side, Chinatown, Delancey, non mi convince.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Sì, vado da La Bella Market a Brooklyn.

- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Il mio circolo sociale me lo sono creata principalmente attraverso le scuole dei miei figli, che sono scuole americane, quindi le persone che frequento non sono necessariamente italiane.
- Torniamo a parlare di New York. Un posto che ti piace particolarmente?
C’è un posto dove mi piace andare con mio marito ed è il Roxy Bar, che è vicino a casa mia e quindi è facile da raggiungere. Il problema è sempre quello, il tempo: mi rendo conto che ci sono tanti negozi e locali interessantissimi in giro per la città, ma poi non riesco a inserirli nella mia routine quotidiana.
Vicino a Battery Park c’è un altro posto dove mi piace andare con i miei figli ed è il mini golf al Pier 25. E per mangiare, sempre a Battery Park, c’è PJ Clark che ha una vista bellissima sulla marina e dove vado spesso a passeggiare anche di sera.
I miei musei preferiti invece sono L’ICP e il Tenement Museum.
- E fuori città?
Long Island e Upstate New York.

- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Non mi è mai capitato nessun episodio spiacevole.
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Consiglierei di prendere il traghetto che va verso Staten Island (che è gratis) per avere una vista unica della Statua della Libertà. Oppure il ferry che va verso il New Jersey per ammirare lo skyline di Manhattan dall’acqua.
Poi andare a Bryant Park. Passeggiare sul ponte di Brooklyn, fare un giro nel West Village, ad Harlem. Poi prendere la bici e girare a Central Park. Scegliere un rooftop per guardare New York dall’alto. Andare a vedere uno spettacolo al Met Opera o a Broadway. Andare a sentire il jazz una sera, magari da Tomi Jazz, dove si mangia anche benissimo (ma non si può prenotare e le file sono lunghe) o da Dizzy’s Club. E di non perdersi le Rockettes se sono in città tra novembre e dicembre.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Ce ne sono tanti. Ma tra tutti Harlem.

- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Woody Allen, che ho visto una volta al Central Park, e Dan Aykroyd dei Ghostbuster, che una volta ho incontrato nel ristorante in cui stavo festeggiando il mio compleanno e mi ha cantato Happy Birthday! Ero così emozionata che mi sono dimenticata di fare una foto insieme a lui. Ma questa è proprio un’esperienza che può capitare solo a New York.
- Ti senti una New Yorker quando?
Tante volte! Ecco l’elenco: 1. quando esco e non mi asciugo i capelli, 2. quando mi metto il tailleur con le scarpe da tennis per andare in ufficio e poi mi cambio, 3. quando non mi fermo mai nemmeno un attimo, 4. quando non preparo il pranzo la domenica e/o mangiamo alle quattro del pomeriggio, magari con un delivery, 5. quando ceno alle 6:00 pm per andare a letto presto e trovare l’energia per affrontare il giorno dopo!
Grazie Mara!




