AAA cercasi italiane per le mie interviste, da inserire qui, su Dimmi di New York. Io ci provo sempre, appena ne ho l’occasione, ma devo dire che non è sempre facile trovare delle nuove “reclute”. Ma so che ci sta, fa parte del gioco. Anzi, è un ottimo esercizio per superare la timidezza.

Valeria invece ha risposto subito a un mio appello su Instagram e mi ha dato appuntamento per un caffè da uno dei Le Pain Quotidien nell’Upper East Side, senza che ci conoscessimo di persona. La nostra chiacchierata è partita quindi da zero ed è stato così interessante scoprire tante cose su di lei in davvero poco tempo. Registratore alla mano. Pronti, via! Grazie Valeria!

Non è necessario amare l’arte per amare il MET. Vista su Central Park dalla sua terrazza.
  • Ciao Valeria. Da quanti anni sei arrivata a New York?

Da 12 anni. E pensa che sarei dovuta rimanere solo 18 mesi.

  • Tu vivi nell’Upper East Side. C’è un posto in cui ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?

Io non scappo da New York, il rumore di sottofondo della città mi fa compagnia. Nel weekend però mi sposto con la mia famiglia in Connecticut dove c’è pace e io sto bene, anche se per un tempo limitato. Perché la troppa calma e il silenzio a lungo andare rischiano di fare emergere un senso di solitudine, che non provo invece nel bel mezzo del caos della metropoli.

  • Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?

Hanno fatto bene a definirla una mela, perché tutti hanno la possibilità di “morderne” un pezzetto, a volte anche a mo’ dì toccata e fuga. Prendi e poi vai via.

Avete mai provato a visitare Central Park da nord a sud, invece del contrario?
  • Quanto ti senti fortunata a vivere qui?

Tanto. New York è una città interessantissima, in continua evoluzione, e per una curiosa come me c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.

  • Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?

Mi mancano i rapporti profondi, che con qualcuno sono riuscita a costruire anche qui. Ma sai quel tipo di amicizia all’italiana, che se ti chiamo alle 2.00 del mattino, perché ho bisogno, non ho paura di disturbare? Mi capisci vero? Noi italiani forse siamo troppo coinvolti nelle amicizie, mentre gli americani sono capaci di definirne meglio i confini. Anche se i confini a volte sanno di solitudine.

Lo skyline visto dal Jacqueline Kennedy Reservoir.
  • Da qui a X anni dove ti vedi?

Qui, finché le mie ragazze andranno all’università. Non credo di vedermi qui nella mia terza età invece. Temo che non riuscirei a creare rapporti equivalenti a quelli familiari e probabilmente mi sentirei sola.

  • Tu vivi a nell’Upper East. Dove vivresti a NY se potessi scegliere?

Vivrei nella zona di Union Square o nel West Village, vicino alla chiesa di Carmine Street.

  • Dove non vivresti mai a Manhattan?

Non mi viene in mente un posto preciso, forse nelle zone in cui mi sento meno sicura.

  • Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?

Sono molto attenta all’alimentazione e quindi cerco prodotti italiani per la loro qualità, ad esempio pasta di grano italiano. Mi piace andare da Agata e Valentina e da Citarella.

Il Red Rooster e il suo stile unico.
  • Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?

Le mie amicizie italiane sono nate grazie alla Scuola d’Italia, mentre alcune di quelle con gli americani attraverso l’istituto (IACE) dove insegno italiano a classi di adulti di livello avanzato. Molti di loro, che studiano la nostra lingua, hanno una sorta di riverenza nei confronti della nostra cultura, ne sono affascinati.

  • Torniamo a parlare di New York. Un negozio che ti piace particolarmente?

I miei preferiti sono ancora in Italia!

Down Under the Manhattan Bridge Overpass: signori e signore, DUMBO!
  • Il tuo posto preferito in città?

La High Line. E tra i musei il MET.

  • E fuori città?

Andiamo spesso in Connecticut.

  • Ricollegandomi a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi degli stereotipi sugli italiani?

In realtà non mi è mai capitato di sentirmi vittima di stereotipi da parte degli americani. Anzi, forse mi è capitato più volte di sentirmi vittima di stereotipi tra nord e sud Italia, quindi tra noi italiani.

  • Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?

Metterei il Met in pole position. Non farei Guggenheim e Moma, ma solo per una mia preferenza personale. Gli consiglierei di fare una camminata lungo l’High Line. Di visitare Central Park, ma dalla 110 in giù, perchè la parte in alto è bellissima. Camminare, prendere il bus e non la metropolitana. Andare a sentire i gospel ad Harlem. A mangiare da Red Rooster. E poi a Brooklyn, a Dumbo. Infine andrei al Tenement Museum perché è un posto speciale dove appassionarsi della storia di New York dei suoi immigrati. Infine non dimenticherei Coney Island.

  • C’è un posto in città che conosci ancora poco?

Il Queens.

  • Hai un/a New Yorker di riferimento?

Per me tutti i protagonisti dello Studio 54 e tutti gli artisti che ci giravano intorno. La vera anima di New York si è espressa in quei momenti di disparità sociale ed economica, di difficoltà e libertà. Quello è stato forse il momento di maggior apertura della città, che ha fatto germogliare tutte le discussioni, tutti i nuovi punti di vista di cui siamo qui a parlare in questi anni. Senza di loro non saremmo a questo punto oggi.

  • Ti senti una New Yorker quando?

Quando torno in Italia e sono un po’ troppo accelerata 🙂

Cher, Liza, Truman, David, Mick, Andy. Viva lo Studio 54.
Alcuni luoghi del cuore di Valeria, in sintesi

Indirizzi:



Trending

Scopri di più da Dimmi di New York

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere