L’appuntamento è su Park Avenue. Un ventisei febbraio di più di un anno fa—quasi due, a ben vedere. Io e lei non ci conosciamo ancora: il contatto arriva da Valeria e, quando finalmente ci incontriamo, penso subito che Lavinia potrebbe essere scambiata senza esitazioni per una newyorchese.

Facile, direte voi, dopo vent’anni.
Non così scontato, rispondo io.

Di quel giorno mi sono rimaste due frasi, che ancora mi tornano in mente. La prima: quando cominci a lamentarti troppo di New York, vuol dire che stai per lasciarla. E adesso quando un amico diventa improvvisamente ipercritico, me lo immagino già con la valigia in mano (e a volte ci ho beccato!).

La seconda è la mia preferita: per stare bene in un posto come questo, dove le persone sono spesso solo di passaggio, non si sopravvive senza costruire una relazione forte con la città.

Affascinante ma non semplice. New York è come una storia d’amore che non ti sai spiegare esattamente. Prendendo in prestito una frase famosa, si potrebbe dire che New York ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

Buona lettura!

How many reasons do you have to love NYC?

20 anni a New York

  • Ciao Lavinia. Da quanti anni sei arrivata a New York?

Sono arrivata nel 2005, dal Connecticut, dove ho vissuto qualche anno.

  • Tu vivi nell’Upper East Side. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?

No, l’energia di New York è esattamente in linea con la mia personalità. Tra le mie amiche sono sempre stata quella “agitata”, poi sono arrivata qui e mi sono sentita lenta! Sarò forse nata nel continente sbagliato? La mia famiglia invece soffre molto il rumore costante che c’è in città e così, dato che siamo numerosi (n.d.r. Lavinia ha 4 figli), abbiamo preso una casa fuori New York dove trascorriamo i weekend.

  • Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?

New York è luce. Una luce calda, unica, che dà un tocco speciale a tutto e supera persino il rumore e l’aggressività della città. New York è anche energia fortissima.

  • Quanto ti senti fortunata a vivere qui?

Molto. Anche se i comfort europei qui sono lontani. Ho notato infatti che quando le persone cominciano a fare la lista delle rinunce che New York impone in termini di qualità di vita, spesso poco dopo se ne vanno. Perché qui è tutto più difficile.

Metti una sera al Joyce, tra l’energia dello spettacolo e quella del pubblico.

Il legame con l’Italia

  • Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?

L’Italia non mi manca. Mi piace la libertà estrema che New York mi dà: di non essere notata, di poter essere chi voglio. Mi mancano però le amicizie vere, l’intimità e la connessione profonda. Per me sono più difficili da trovare qui.

  • Da qui a X anni dove ti vedi?

Ho smesso di fare piani, con me non hanno mai funzionato. Idealmente mi piacerebbe dividere l’anno, avere una base in Italia, ma restare vicina ai miei figli. Detto questo, non credo passerò molto tempo a New York in futuro, per le mille motivazioni che ti avranno già elencato in tante, ma so che mi mancherà. Per stare bene in un posto come questo, dove le persone vanno e vengono, devi costruire una relazione forte con la città. E io l’ho fatto.

  • Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?

No.

  • Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?

Sia italiani che americani. All’inizio abbiamo frequentato tanti stranieri, famiglie conosciute attraverso la scuola dei bambini. E nel tempo i contatti sono arrivati anche attraverso il gruppo di italiani con cui mio marito va in bicicletta e con il lavoro.

  • Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?

A me non hanno mai creato problemi. Anzi, trovo che gli italiani siano molto valorizzati qui.

Le fortunate inquiline del Reservoir.

Lavinia e l’Upper East Side

  • Tu vivi nell’Upper East Side. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?

Upper East o Upper West Side.

  • Dove non vivresti a New York?

Soho, una zona che era piena di gallerie, di artisti, ma che col tempo è completamente cambiata, perdendo carattere e personalità.

  • Un posto a New York che ti piace particolarmente?

Non c’è come una camminata lungo il Resevoir per fare il pieno di energia, pace e riempirsi gli occhi con quella vista meravigliosa. Mi piacciono tantissimo Sant Ambreous sulla 78th. e Fabrique, una bakery sulla 14th. E poi Domino Park, Red Hook e il New York Botanical Garden.

  • E fuori città?

Il Connecticut, Norfolk, dove la natura è molto bella.

  • Un quartiere che non conosci ancora bene?

Il Bronx.

Non solo tazzine di caffè da Sant Ambroeus, a Soho.

Consigli per turisti

  • Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?

Gli direi di girare in bici il più possibile. Di camminare lungo la passeggiata di Brooklyn Heights. Passare da Williambsurg per la vibe. Prendere un tè al Plaza. Fare un giro da Bergdorf Goodman per vedere le marche americane. O fare affari nei negozi dell’usato, i thrift store, che a New York sono tantissimi e spesso molto divertenti. Perdersi per le vie del West Village. Visitare il Met. Vedere un balletto, al NYCB, Alvin Ailey o al Joyce.

Find me in Red Hook.

New Yorker

  • Hai un/a New Yorker di riferimento?

Michael Bloomberg per me rappresenta New York.

  • Ti senti una New Yorker quando?

Quando atterro a JFK: entro in città, la guardo e mi sento a casa, perché qui sono più a mio agio che in qualsiasi altro posto al mondo.

Grazie ancora Lavinia!

Yayoi Kusama al NYBG.

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