Io e Benedetta ci siamo conosciute durante l’ultima fase critica del Covid, quella durante la quale, per intenderci, si poteva viaggiare dagli Stati Uniti verso qualsiasi (o quasi) altro paese, ma non tornare indietro. E indietro voleva dire per noi – come per tante persone in quel momento – casa, lavoro, scuola e molto altro.
La regola valeva praticamente per tutti, tranne che per i cittadini americani, quelli in possesso di Green Card o di requisiti più unici che rari, che né io né lei all’epoca avevamo. Così ci siamo confrontate e sostenute virtualmente, per poi incontrarci di persona e scoprire di avere molto in comune: la nostra città di provenienza, un supermercato che a tutte e due mancava da lontano (cose da milanesi all’estero!), dei bambini della stessa età e tanto tanto altro.
Benedetta, che da poco – ahimè – è tornata in Italia, è stata una vera Brooklynite, che ha fatto del borough più cool al di là dell’East River la sua dimora per quattro anni. Benny, ci manchi!
*questa intervista è stata realizzata poco prima che Benedetta partisse, a Park Slope.
- Ciao Benedetta. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Da 4 anni.
- Tu vivi a Brooklyn, ma fai spesso avanti e indietro da Manhattan. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Sì, certo, ti direi Brooklyn Heights, da dove si vede lo skyline di Manhattan. Questa prospettiva, vicina ma al contempo distaccata, mi fa capire perché sono qui. Mi fa prendere le distanze da Manhattan, dove c’è troppo di tutto: troppi turisti, troppi odori, troppa fretta.
- Collegandomi al punto qui sopra, che cos’è New York per te?
Per me New York è la capitale del mondo. È la libertà di fare ciò che vuoi e di essere chi vuoi, senza tutti gli schemi formali che abbiamo in Italia.

- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Tantissimo. Anche se non ci sarei voluta venire. New York per me è stata un’esperienza tosta, ma che consiglierei a chiunque, anche al mio peggior nemico. Credo di poter dire che New York mi ha cambiata, ha cambiato il mio modo di pensare.
Sono uscita dalla mia comfort zone e mi sono dovuta rimboccare le maniche. E mi ha fatto davvero bene, a me e ai miei figli, perché ci ha aperto gli occhi su tutto quello che noi reputavamo giusto o sbagliato, facendoci considerare anche altri punti di vista.
Mi mancherà quest’esperienza, anche se farò volentieri a meno della sporcizia, che purtroppo caratterizza tristemente questa città, e potrò permettermi un po’ di aiuto pratico, che a New York è decisamente troppo caro.
- A proposito di mancanze, quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Mi manca la socialità. In generale trovo difficile andare in profondità nei rapporti di amicizia che, secondo me, senza voler assolutizzare, qui sono un po’ più superficiali che da noi in Italia.

- Da qui a X anni dove ti vedi?
Facile! Tra qualche mese in Italia, a Milano 🙂
- Tu vivi a Brooklyn, a Park Slope. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Se potessi scegliere starei qui. Amo passeggiare nel mio quartiere, girare tra le casette, cominciando da 3rd Street, dove organizzano tutte le parate di Brooklyn. Mi piace prendere il caffè da Un Posto Italiano. È molto carina anche Fifth Avenue, specialmente quando il sabato viene chiusa al traffico e si riempie di tavolini e di persone.
Preferisco Brooklyn a Manhattan perché qui a Brooklyn si sente di più il senso di community, dato che è un quartiere un po’ meno turistico di Manhattan. Oltre a Park Slope mi piacciono anche Williamsburg e Brooklyn Heights.
- Dove non vivresti a Manhattan?
Non vivrei in Upper East Side e in Upper West Side. Troppo residenziali e con pochi stimoli per i miei gusti.
- Qui a New York cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Sì, perché mi ricordano casa. Vado da La Bella Market dove compro anche lo Chanteclair e le merendine.

- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Frequento italiani, come dicevo poco fa, principalmente perché trovo più facile fare amicizia, per affinità. I miei circoli sociali sono nati dalla scuola e da gruppi di italiani che esistono qui.
- Torniamo a parlare di New York. C’è un negozio che ti piace particolarmente?
Target, che per me è il simbolo del consumismo americano. Ci trovi qualsiasi cosa: dai gadget, ai vestiti per i bambini, alle decorazioni per Halloween.
- Il tuo posto preferito in città?
A Manhattan mi piace Battery Park perché ci arrivo velocemente da casa ed è uno dei luoghi dove amo passeggiare.
Tra i ristoranti, il mio preferito è il Waverly Inn nel Village.
E tra i musei metto al primo posto quello di Storia Naturale. È unico.
Mare vicino, Coney Island. Ci si arriva in meno di un’ora di metropolitana.
- E fuori città?
Fire Island. La natura a Fire Island è uno spettacolo, tra la bellezza selvaggia dell’oceano e delle dune di sabbia. Io sono stata fortunata e sono riuscita a vedere le balene dalla spiaggia.
- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Credo che questi stereotipi nascano, più che dagli italiani, dagli italoamericani, persone legate a un’Italia che non esiste più, con un’aggiunta di cultura americana. Io semplicemente non mi ci ritrovo.
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Gli direi di non sprecare il loro tempo prezioso facendo file per visitare posti al chiuso, ma di usarlo per perdersi a piedi per la città, ad esempio tra le stradine del West Village o a Brooklyn.
Gli consiglierei di vedere New York dall’alto, da un osservatorio come il One Vanderbilt, oppure da un ristorante come il Manhatta, che si affaccia su tutta la parte sud dell’isola e da cui si vede la Statua della Libertà.
Last but not least, io sono un’appassionata di Broadway e per me Broadway è la quintessenza di New York. Li manderei a vedere uno spettacolo! Il mio preferito per adulti è Moulin Rouge, divertente, tutto fatto di ritornelli di canzoni famose. Per i bambini Alladin. L’ultimo che ho visto invece è stato New York New York ed esserci andata qui, in città, è stato emozionante. Hamilton bellissimo, ma ho fatto fatica a capirlo.

- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Prima dello scandalo che lo ha coinvolto, ti avrei detto Andrew Cuomo: newyorchese di nascita, mi è rimasto impresso quando, durante le dirette televisive per parlare della situazione Covid a New York, raccontava della sua tradizione italoamericana di mangiare spaghetti e meatball ogni domenica a pranzo.
- Ti senti una New Yorker quando?
Quando non noto più la sporcizia per strada, quando faccio tantissimi chilometri a piedi, andando come una scheggia, senza ombrello anche se diluvia, che tanto col vento l’ombrello non serve a niente, e senza neanche consultare più Google Maps!

Indirizzi:
- 3RD STREET // PARK SLOPE
- 5TH AVENUE // PARK SLOPE
- UN POSTO ITALIANO: 206 GARFIELD PL, BROOKLYN.
- LA BELLA MARKET: 7907 13TH AVENUE.
- TARGET: VARI IN CITTÀ.
- WAVERLY INN: 16 BANK STREET.
- AMERICAN MUSEUM OF NATURAL HISTORY: 200 CENTRAL PARK WEST.
- FIRE ISLAND: È LA PIÙ GRANDE E CENTRALE DELLA BARRIERA ESTERNA DI ISOLE PARALLELA ALLA RIVA SUD DI LONG ISLAND, NELLO STATO DI NEW YORK.
- ONE VANDERBILT:1 VANDERBILT AVE.
- MANHATTA: 28 LIBERTY STREET 60TH FL0OR.



