Mi incontro con Alessia per pranzo all’Empire Diner, un posticino molto carino che si trova a Chelsea, ai piedi dell’High Line. È inizio giugno, il sole splende alto e la giornata sa già d’estate. Sopra le nostre teste, pronti a benedire una butter lettuce e un avocado toast, si affacciano niente poco di meno che quattro tra gli artisti più rivoluzionari del XX secolo: Andy Warhol, Jean Michel Basquiat, Keith Haring e Frida Kahlo ( “Mount Rushmore of Art“, Kobra, 2018).
Del rapporto dei primi tre con la città ne so già abbastanza, mentre non sono per niente al corrente del nesso che lega Frida a New York. Google mi viene in aiuto e così, dopo una breve ricerca, scopro che la pittrice messicana si trasferì a Manhattan negli anni ’30, per accompagnare il marito Diego Rivera, invitato dal Moma a esibire una retrospettiva del suo lavoro. Dopo questa esperienza, Frida dichiarerà di essersi sentita allo stesso tempo “dazzled and disgusted (folgorata e disgustata) by New York City” (“Frida Kahlo was a painter, a brand builder, a survivor. And so much more”, NYT, 2019).
Insomma, amore e odio per questa città. Frida, una di noi!
- Ciao Alessia. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Da 4 anni.
- Tu che vivi a Manhattan, dove ti rifugi quando ti manca l’aria, quando tutto diventa troppo caotico o – per dirla come la nostra Frida – quando ti senti più disgusted che dazzled dalla città?
Sono fortunata perché mi basta uscire di casa e camminare sulla High Line, dove riesco a confondermi facilmente tra la gente e sentirmi in pace per qualche chilometro. Quando mi stufo, scendo e “ritorno in città”.
- Collegandomi al punto qui sopra: cos’è New York per te?
Posso dirti che cosa New York NON è per me? Mi viene più facile. New York per me non è stata amore a prima vista. Io non ho mai avuto il sogno di New York; pensa che la prima volta che ci sono venuta non mi è neppure piaciuta, non mi ha entusiasmata. Poi il trasferimento in città, oltre a non essere dipeso da me, è coinciso con il Covid. Non è stato semplice all’inizio.

- E oggi, quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Oggi tanto.
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Qui mi mancano le mie Amiche, con la “a” maiuscola, i rapporti, le persone chiave.

- Da qui a X anni dove ti vedi?
Non ho una risposta chiara a questa domanda. New York mi ha fatto capire che posso stare bene un po’ dappertutto.
(“if you can make it there, you make it everywhere“, quanta ragione, Frank).
- Tu vivi a Chelsea. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Nel West Village. E poi qui a Chelsea.
- Dove non vivresti mai a Manhattan?
Nell’Upper East Side, tra la 70esima e la 90esima strada, perché non è una zona che mi attira architettonicamente.
- Qui a New York cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Sì, cibo. E lo ordino online da Yummy Bazaar, un posto in New Jersey che ha i biscotti e la pasta che cerco. Poi compro solo vini italiani. A casa mia siamo grandi fan del Lambrusco 😉

- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Li frequento, perché tra di noi è tutto più facile. Ho un figlio grande che va in una scuola americana, con poche famiglie italiane, cosa che non ha favorito particolarmente la socializzazione. Infatti, appena arrivata qui, gli italiani li ho conosciuti principalmente attraverso il lavoro di mio marito.
- Torniamo a parlare di New York. C’è un negozio che ti piace particolarmente?
Ce ne sono tanti e molto diversi tra loro, dipende dal mio mood e dalla zona in cui mi trovo. Prima di venire qui a pranzo con te, ad esempio, sono stata da City Opera, un thrift shop che si trova sotto all’High Line, all’incrocio con la 26esima.
- Il tuo posto preferito in città?
Tra i musei, il mio preferito è il Met.
Tra i ristoranti, LaRina a Brooklyn, soprattutto quando ho voglia di Italia. Fanno un vitello tonnato eccezionale!

- Ricollegandomi a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Mi danno fastidio tutti i luoghi comuni in cui non mi identifico. Ma non solo la mafia per capirci. Ti racconto una cosa che mi è successa oggi. Stavo parlando con una mamma (non italiana) fuori da scuola, quando lei, per rispondere a una mia domanda, sorride, mi guarda e gesticola, in modo eccessivo. Probabilmente ha voluto scimmiottarmi, per fare la simpatica. Però io non gesticolo, mai gesticolato in vita mia, di certo non in quel modo.
- Parliamo degli italiani che arrivano qui per turismo. Una tua amica è a NY per pochi giorni: dove la porti?
Se ho un’amica appassionata di teatro, si va a Broadway.
Se ho un’amica che vuole andare a fare shopping, si va a Midtown.
Se ho un’amica che assomiglia a me, si va a Soho e nei thrift stores (City Opera, Housing Works, Crossroad Trading, L Train Vintage).
In generale, consiglio a tutti quelli che mi vengono a trovare di non perdersi la mostra del momento in uno dei bellissimi musei newyorchesi e di andare a Seaport, dove possono farsi un’idea della New York da dove tutto è cominciato.

- E invece dimmi di posti fuori New York che ti piacciono.
Potrei scrivere una guida delle Catskill, dove porto sempre mio figlio a sciare. Io vado a Hunter, Windham è carina, mi piacciono molto anche Belleayre, Woodstock, Rhinebeck, Hudson e Kingston.
Negli Hamptons invece ho conosciuto bene Sag Harbour, ma in tanti dicono che Sag Harbour non sia davvero negli Hamptons. Qui c’erano le case dei capitani di navi, che ci vivevano e commerciavano l’olio di balena.
- Torniamo in città invece, c’è un quartiere che conosci ancora poco?
Brooklyn. In particolare zona di Gowanus e Red Hook.
- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Chi se non Sarah Jessica Parker?
- Ti senti una New Yorker quando?
Ti racconto un aneddoto curioso, che mi fa sentire una vera New Yorker e che riguarda la tecnica di parcheggio dei newyorkesi durante il giorno di lavaggio stradale.
Ormai l’ho fatta anche mia: chi come me non ha un parcheggio privato, ma lascia la macchina dove trova posto, il giorno del lavaggio stradale, se non vuole spostarla (e ovviamente non avere nessuna garanzia di trovare dove metterla da un’altra parte), deve stare in macchina anche un’ora e mezza. Perché? Perché bisogna essere sempre pronti a muoversi e perché, se il vigile passa (ma non passa sempre) e tu sei seduta in macchina, non ti può dare la multa.
Così, dopo un’ora e mezza, scendo dalla macchina, insieme ai miei vicini di parcheggio. “Non passerà più vero?”, un gesto di consenso e la community del lavaggio stradale torna alle sue cose, al suo tran tran frenetico quotidiano.
Grazie Alessia! Viene da dire ONLY IN NEW YORK, perché queste sono scene da film, vero? Sarà l’universo cinematografico a ispirarsi quotidianamente a New York o New York e i suoi newyorchesi, con la loro follia, a ispirarsi a tutto quello che si vede nei film e a riprodurlo nella vita reale?
Forse è un po’ come domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina e rimanere eternamente senza una risposta. Anche io ovviamente non so chi sia nato prima 🙂 ma una cosa, però, per me è certa: la gallina newyorchese, quando ha fatto l’uovo, ascoltava musica rock e papà gallo era senz’altro un tipo molto, ma molto funky.

Indirizzi:
- EMPIRE DINER: 10TH AVENUE.
- HIGH LINE: DAL WHITNEY MUSEUM FINO AD HUDSON YARD.
- YUMMY BAZAAR (ONLINE)
- CITY OPERA: 513 W 26TH STREET.
- MET: 1000 5TH AVENUE.
- LARINA: 387 MYRTLE AVENUE.
- HOUSING WORKS (VARI IN CITTÀ).
- CROSSROAD TRADING: 122 2ND AVENUE.
- LTRAIN VINTAGE (VARI IN CITTÀ).
- SEAPORT: EX PORTO DI PESCATORI DEL XIX SECOLO, SEAPORT SI TROVA A LOWER MANHATTAN.
- CATSKILL: CATENA MONTUOSA CON ESCURSIONI NELLA CATSKILL FOREST PRESERVE E SCI PRESSO NUMEROSE LOCALITÀ.
- SAG HARBOUR: VILLAGGIO SITUATO NELLA CONTEA DI SUFFOLK, CITATO IN MOBY DICK DA HERMAN MELVILLE.





