Divertente. Piena di vita. Sorella di Cate di Conosco un Posto a Milano, Manu potrebbe inaugurare la rubrica Conosco un Posto a New York—perché ne sa tantissime.
Upper East Sider. Mamma di due più uno, Max, il suo cagnetto.
Amante dell’arte. Curiosa. Tennista. Amica di Vale, Miky, Natalia e Pina (presto su questi schermi!). Trascinatrice di folle. E anche po’ secchiona, secondo me, perché è arrivata preparata all’intervista con la sua lista di cose da dire 😆.
New Yorker.
New Yorker.
New Yorker.
L’ho già detto New Yorker?
Quello che ho capito nei miei quasi sei anni di vita in questa città è che non basta nascere a New York per definirsi New Yorker. New Yorker è un modo di essere nello spirito: o c’è o non ci sarai mai.
E, proprio per questo, Manu sarà sempre di casa qui. Ovunque deciderà di vivere —- adesso è tornata a Milano — New York avrà sempre un posticino per lei.
Buona lettura!

20 anni a New York
- Ciao Manu. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Da vent’anni. Tanto, vero?
- Tu vivi nell’Upper East Side. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
A Central Park. Credo che non avrei resistito a lungo a New York se non fossi stata così vicina al verde. E poi c’è un altro posto che rimarrà sempre speciale per me: il giardino del Cooper Hewitt. Quando i miei ragazzi erano piccoli ci andavamo quasi ogni pomeriggio. Li portavo quando pioveva per fare i compiti e nei giorni di sole per giocare e fare merenda.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
New York è un continuo stimolo culturale che mi ha fatta crescere e mi ha arricchita tantissimo. Se hai anche solo un pizzico di curiosità è impossibile annoiarsi in questa città. C’è sempre qualcosa da imparare, qualcosa di nuovo da scoprire.
E poi per me New York sarà sempre casa perché è un mix di tutto ciò di cui ho bisogno per stare bene: apertura mentale, diversità e tolleranza. È uno dei pochi posti al mondo dove puoi incontrare persone di ogni origine, religione e cultura.
- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Tantissimo!

Il legame con l’Italia
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
In questi anni mi sono mancati gli affetti. Mi è dispiaciuto essermi persa tanti momenti e tappe importanti, come la laurea di mia sorella, i compleanni, le tradizioni e poi le grandi tavolate in famiglia. E, più semplicemente, per i miei figli, i pomeriggi al parco con i nonni.
- Da qui a X anni dove ti vedi?
Spero di riuscire a fare metà e metà tra Stati Uniti e Italia.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Certo! Qualche volta vado ad Arthur Avenue, ma meno spesso di quanto vorrei. Mi piacciono posti come Teitel Brothers e la Casa della Mozzarella. Più vicino a dove abito io, invece, ci sono Agata & Valentina, Citarella, Grace Market e Milano Market, che ha degli affettati meravigliosi. Per questo fuori c’è sempre la coda e i doormen fanno la fila per un panino gigantesco. Costoso, New York price, ma che sfama più di una persona. E invece per un caffé o per pranzo ci sono Sant Ambroeus e Via Quadronno.
- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Sì, ma non solo. Il mio circolo sociale si è formato attraverso La Scuola d’Italia, il mio lavoro, il mitico playground della 96esima, dove ho conosciuto alcune tra le mie più care amiche, e lo sport.
- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Ne ho sentiti tanti, ma ho imparato anche a difendermi molto bene. Pizza, mandolino e tutto quello che vuoi, certo. Ma hai presente l’alta moda? Il design? Ecco, quelli siamo sempre noi italiani!

Manu e la sua New York
- Tu vivi nell’Upper East Side. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
L’Upper East Side mi piace tantissimo perché ho tutti i miei musei preferiti a portata di mano e sono praticamente immersa nel verde. Central Park è ciò che mi ha fatto innamorare di New York. La mia zona preferita è quella tra la 90esima e la 100esima.
Se dovessi tornare a vivere in città, però, credo mi piacerebbe spostarmi downtown, verso Soho e Tribeca. Le case lì sono più basse, capita di vedere persone che si conoscono e si salutano per strada, si respira più atmosfera di quartiere rispetto a uptown.
- Dove non vivresti a New York?
Non vivrei in posti che non conosco bene, come il Queens.
- Un posto a New York che ti piace particolarmente?
Tra i ristoranti Ippudo Ramen è un’istituzione: la prima location ha aperto vicino ad Astor Place e poi ne sono seguite altre due, una nella zona dei teatri e una a midtown. E poi c’è Shmoné, un israeliano che ho scoperto da poco.
Come ti ho già detto amo i musei: tra tutti, il Met, il MoMA e il Guggenheim. I salon che organizza ogni mese Paola Antonelli al MoMa sono pazzeschi. E al Met ho conosciuto Natasha Schlesinger, una storica dell’arte meravigliosa che organizza visite guidate a musei e gallerie. A proposito di gallerie, la Brant Foundation, con sede a Manhattan e a Greenwich, in Connecticut, è una delle mie preferite.
Mi piacciono molto anche gli hotel: l’Hotel Chelsea, il Greenwich Hotel a Tribeca, che ha al suo interno Shibui, una spa giapponese incredibile; il Crosby e il Whitby, che sono entrambi arredati dalla designer Kit Kemp.
Poi come bar mi piace la Brandy Library, un posto dall’atmosfera molto romantica, specializzato in whisky.
Come cinema il Metrograph, nel Lower East Side—che è un Angelika all’ennesima potenza!—e il Paris, più uptown.
Tra le librerie, The Corner Bookstore è sempre stata una delle mie tappe preferite. E per lo shopping Blue Tree a Carnegie Hill.
- E fuori città?
Siamo stati spesso negli Hamptons, ma sempre per pochi giorni. Preferisco di gran lunga l’Hudson Valley: Magazzino, Storm King, la Glass House e la Manitoga House.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Il Queens e Long Island.

Consigli per turisti
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Di evitare Times Square e di vedere la Statua della Libertà da lontano? 😁
Scherzi a parte, il museo di Ellis Island mi era piaciuto tantissimo. Quando sono andata a visitarlo avevano allestito una mostra indimenticabile di JR.
Tornando a noi, mi avventurerei nel West Village e camminerei il più possibile senza una meta, perdendomi tra le sue stradine, facendomi stupire dalla bellezza di questo quartiere.
E poi andrei al Lincoln Center (NdR: e qui gli occhi di Manu si fanno lucidi ❤️ perché quando l’ho intervistata era in procinto di trasferirsi in Italia).

New Yorker
- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Woody Allen e Bobby Short, il pianista storico del Carlyle a cui hanno anche dedicato una piccola vietta dell’Upper East Side, vicino all’hotel.
- Ti senti una New Yorker quando?
Sai che credo di essermi sempre sentita una New Yorker? Primo, perché mi piacciono le persone tolleranti e aperte, caratteristica di chi vive in questa città. E poi perché in questi anni ho imparato una cosa importante e l’ho fatta mia: l’ambizione è positiva se gli stimoli a crescere e a fare meglio vanno di pari passo con l’assenza di invidia. New York mi ha insegnato che c’è sempre un morso di mela per tutti!
Grazie Manu!




