“Ma sai che le mie figlie erano super divertite da questo nostro incontro e mi chiedevano: mamma, ma quando uscirà l’intervista con l’influencer?”. L’influencer! Questo esordio mi fa scoppiare a ridere e sicuramente mi aiuta a rompere il ghiaccio con Elisabetta, fino a quel momento mia amica “solo virtuale” e da quel momento in poi, dati gli interessi in comune e la simpatia, mia compagna di Angelika, ramen e serate newyorchesi.
Frizzante, chiacchierona, vitale, Elisabetta è un mini-tornado torinese dai riccioli biondi, che vive negli Stati Uniti da ormai tanti anni. Viene da Baltimora, da una casetta fuori città che – testuali parole – avrebbe abbandonato soltanto per la Grande Mela.
E un bel po’ di voglia di venire a vivere qui dovrà pure averne avuta, se è riuscita a stilare una to do list di cose da fare e vedere a New York ancora prima di trasferirsi in città. Appena il tempo di far partire la registrazione ed Elisabetta è pronta a raccontare. Io sono tutta orecchie. E voi?

- Ciao Elisabetta. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Da due anni e mezzo. Sono laureata in diritto internazionale, ma oggi insegno italiano a Collina e a Fordham University, vicino al Lincoln Center.
- Tu vivi nell’Upper East Side. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Per il momento a me il casino di New York dà la carica. La gente e il caos non mi danno fastidio, anzi. Lo sai che adoro prendere la metropolitana? Quella di New York è frequentata da soggetti così eclettici, che ogni tanto mi verrebbe voglia di attaccare bottone e conoscerne qualcuno.
Una cosa che però può mancarmi in città è il verde ma, quando ne sento il bisogno, ho sempre Central Park che mi aspetta. Preferisco la parte più a nord, che è quella più calma. Oppure vado a Randall’s Island, che è un’isola vicino a casa mia, dove c’è un parco bellissimo da cui si vede sia l’Harlem River che l’East River.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
Tante cose! Vado con ordine.
Prima di tutto, per me New York non è solo Manhattan: spesso si tende a credere che tutta la città inizi e finisca tra i confini del suo borough più famoso e amato. Io, che ho il grande privilegio di vivere qui, cerco di trovare il tempo per conoscere tutto, per studiare la geografia del posto, le baie, i fiumi, l’acqua, uscendo anche dal centro della città.
Poi, per me New York è diversità: linguistica, etnica e culturale.
E per ultimo, New York è l’insieme delle persone che la abitano, che fanno tutta la differenza.

- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Tantissimo. Stare qui è un privilegio pazzesco. Perché New York è il centro del mondo.
- Ti manca l’Italia? E, se sì, cosa ti manca dell’Italia?
Non viviamo in Italia da ormai 19 anni, quindi mi sono abituata a stare lontano. Mi mancano però le persone e cerco di fare il pieno di casa quando vado in vacanza. E poi sento nostalgia della bellezza e della storia del nostro paese.

- Da qui a X anni dove ti vedi?
Vorrei stare ancora un po’ qui a New York, finché ce la faccio, con l’idea che da vecchietta tornerò in Italia.
- Tu vivi nell’Upper East Side. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Se potessi scegliere starei a Greenpoint, perché è un quartiere vicino all’acqua che, rispetto a Williamsburg, è ancora autentico. Anche Carrol Gardens, Boerum Hill, Cobble Hill mi piacciono, ma per me e per la mia logistica quotidiana in questo momento sarebbe troppo scomodo vivere da quella parti. Ah, metti nella wish list anche Harlem e Washington Heights.
- Dove non vivresti mai a New York?
Forse a Long Island City, che è una zona che non mi convince ancora particolarmente.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Sì, per la qualità. Vado da Agata e Valentina, Eataly, e anche a La Bella Market a Staten Island.

- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Rispetto a quando ero a Baltimora, qui a New York faccio un po’ più fatica a crearmi circoli sociali che non siano formati unicamente da italiani. Come dicevo prima, trovo i newyorchesi talmente interessanti che spesso incontro persone che vorrei conoscere meglio, ma non è sempre così facile. Il ritmo della vita qui è veramente intenso e il tempo libero scarseggia per tutti. Per ora i miei contatti arrivano principalmente dal volontariato e dai colleghi miei e di mio marito. Confesso che mi manca il senso di comunità che invece vivevo quotidianamente a Baltimora.
- Torniamo a parlare di New York. Un negozio che ti piace particolarmente?
Tutti i thrift store, in particolare quelli a Williamsburg e a Bushwick. Il mio preferito è L Train. Poi, quando sono dalle parti di Union Square, non posso non fermarmi allo Strand Bookstore e da Fish Eddy.

- Il tuo posto preferito in città?
Oddio, da dove inizio?
Partiamo da Manhattan. Così su due piedi ti direi Washington Square Park, Union Square, le vie di Soho, il Village e il Museum of the City.
Mentre fuori Manhattan mi vengono in mente Jackson Heights, un posto dalla multiculturalità linguistica unica, e il vicino Queens Market, a Corona, molto colorato e latino. Credo sia interessante esplorare queste zone, perché è da qui che si intuisce l’evoluzione e il dna che la città probabilmente svilupperà negli anni a venire.
E poi ci sono le spiagge. Noi andiamo spesso a Rockaway, dove c’è una comunità di surfisti pazzesca ( mio marito Luigi ha cominciato a surfare a 50 anni!) un caffè molto cool e una scuola di surf. Rockaway in sé è enorme, ma qui c’è meno affluenza e ci sono un sacco di posti carini dove mangiare e fare brunch, come Tacoway.
- E fuori città?
Mi piacciono tantissimo l’Hudson Valley, Hudson, Storm King, Magazzino Italia, Palisades e Cold Spring.

- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi degli stereotipi sugli italiani?
Penso che in realtà siamo noi italiani a snobbare gli italo-americani. Sono diventata più rispettosa nei loro confronti, soprattutto da quando mi sono resa conto di quanto queste persone valorizzino la nostra Italia, sicuramente molto di più di quanto in genere la valorizziamo noi.
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Gli consiglierei di uscire da Manhattan, considerare anche Brooklyn, perdersi in città, evitare Hudson Yard, che trovo molto anonimo e non mi dice nulla. E anche di prendere il ferry, per vedere Manhattan dall’acqua.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Le zone più residenziali di Brooklyn e del Queens, come Forest Hill. Mi piacerebbe anche conoscere meglio il New Jersey e Jersey City.

- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Fran Lebowitz, la New Yorker scazzata, grumpy, che ne sa a pacchi di cultura e di arte.
- Ti senti una New Yorker quando?
Sempre! E sono sempre in evoluzione! Mi sento una New Yorker per tutte le cose pratiche, come sapermi muovere in città, riuscire a dare indicazioni ai turisti o fare la spesa con il carrellino da supermercato 🙂
Grazie Elisabetta!
E per chi non vuole perdersi tutte le altre cose che Elisabetta avrebbe voluto dirmi su NY, ma che non ha avuto il tempo di raccontare, questo è il suo blog.

Indirizzi:
- LOCALS SURF SCHOOL: BEACH FRONT RD AND BEACH 69TH
- LOCALS: 190 BEACH 69TH ST, QUEENS
- TACOWAY: 302 BEACH 87TH ST, ROCKAWAY BEACH
- QUEENS MARKET: 4701 11TH ST, QUEENS
- JACKSON HEIGHTS
- LA BELLA MARKET: 99 ELLIS ST, STATEN ISLAND.
- COBBLE HILL
- BOERUM HILL
- HARLEM
- WASHINGTON HEIGHTS
- PALISADES
- HUDSON VALLEY
- STORM KING: 1 MUSEUM RD, NEW WINDSOR
- MAGAZZINO ITALIAN ART: 2700 ROUTE 9 COLD SPRING
- COLD SPRING
- RANDALL’S ISLAND
- L TRAIN
- GREENPOINT
- FISH EDDY: 889 BROADWAY
- MUSEUM OF THE CITY OF NY: 1220 TH AVE
- AGATA & VALENTINA
- ROCKAWAY
- STRAND BOOKSTORE: 828 BROADWAY
- CARROL GARDEN






Una risposta a “Elisabetta a NYC: da Torino a Rockaway Beach”
[…] teachers in a row! Oggi la nostra intervistata è Giulia che, come Elisabetta, è professoressa di italiano alla Fordham University. Giulia è arrivata negli Stati Uniti da […]