Ho letto New York, una città di corsa nel 2018, un anno prima di trasferirmi dall’emisfero sud a quello nord delle Americhe, quando ancora vivevo in Brasile e con quindici gradi osavo lamentarmi di un tempo da lupi. L’ho sottolineato, evidenziato, mi sono sentita ispirata e poi — come spesso accade — l’ho riposto su uno dei miei scaffali.

Lo stile di Chiara, però, mi aveva colpita subito e mi è rimasto impresso.

Chiara è quasi riuscita a farmi appassionare alla corsa, ma soprattutto mi ha portata con sé: con le sue scarpe da ginnastica e i chilometri macinati dalle sue gambe, mentre io prendevo appunti, gli occhi incollati all’inchiostro e alle parole che scorrevano tra le pagine.

Mi ha fatto scoprire la Brooklyn di chi a Brooklyn ci vive, passando per quartieri dove ancora pochi turisti si avventurano e che — forse proprio per questo — conservano ancora un senso di autenticità. Red Hook, Park Slope, Cobble Hill, la sua Bed-Stuy, per citarne alcuni.

Oggi, seguendo un suo consiglio, mentre salivo sulla linea J della metropolitana, ho ripreso in mano quel libro. Sfogliandolo, mi ha fatto tenerezza pensare alla me del 2018, che non sapeva ancora nulla di questa città e che scriveva note a bordo pagina. Oggi qualcosa in più certamente l’ho imparato; ma continuare ad ascoltare chi è arrivato qui prima di me, chi vive in un quartiere dove io passo soltanto, da ospite, per me non ha prezzo.

È un regalo. E oggi, lo condivido con voi.

Grazie Chiara!

Mentre camminavo ho letto su un muro: What if Bed-Stuy was a black utopia?

26 anni a New York

  • Ciao Chiara. Da quanti anni sei arrivata a New York?

Abito a New York dal 1999.

  • Tu vivi a Brooklyn. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?

La mia zona, Bed-Stuy, per me è un’isola fortunata e felice. Appena scendo dalla metro (scendo, perché prendo la J, che è una linea sopraelevata che raccomando di fare a tutti, almeno una volta), respiro. Adoro passeggiare fino a Saratoga Park, un piccolo parco vicino a casa pieno di gente del quartiere: bambini, anziani, giovani, ci sono tutte le età e tutte le provenienze. Anche per questo amo molto certe parti di Brooklyn: sembra ancora di vivere in un posto genuino e “vero”.

  • Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?

Il mio sradicamento felice, e la mia insopportabile e irrinunciabile casa adottiva.

  • Quanto ti senti fortunata a vivere qui?

Mi sento fortunata a poter vivere dove scelgo. Scelgo di vivere qui, e quindi sono fortunata.

The Word is Change, libreria bellissima a Bed-Stuy.

Il legame con l’Italia

  • Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?

A tratti mi manca molto: è il posto delle origini, dove ho la mia famiglia e i paesaggi a cui torno regolarmente. E poi l’Italia è più facile: appena arrivo mi rilasso quasi subito, soprattutto in questo tempo così violento. Mi manca questo: una forma di calma che a New York non trovo.

  • Da qui a X anni dove ti vedi?

In un felice triangolo: New York, Parigi e Italia.

  • Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?

A volte, ma non spesso. Se ho voglia di prosciutto crudo, vado da Di Palo. Per il resto “mescolo” i paesi: sono come New York!

  • Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?

Sì, il nocciolo duro dei miei amici è italiano. Ho iniziato a conoscerli piano piano, e poi da una conoscenza sono passata a un’altra. Ora ho un pugno di amici solidissimi, che chiamo famiglia.

  • Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?

Gli stereotipi talvolta partono da un fondo di verità, e poi diventano una rappresentazione esagerata e spesso ridicola delle persone. Non ne ho un’opinione accesa, fino a quando non diventano offensivi.

Adesso ditemi perché tutti fotografano SOLO gli alberi in fiore a Central Park.

Chiara e la sua Bed-Stuy

  • Tu vivi a Bed-Stuy. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?

Oltre a dove sto, nell’Upper West Side. È il primo quartiere dove ho vissuto, e ne sono ancora perdutamente innamorata.

  • Dove non vivresti a New York?

Quasi tutta Manhattan. Nella mia esperienza è diventata una sorta di parco giochi per ricchi e per turisti, ed è troppo fuori giri rispetto alla realtà delle persone normali.

  • Un posto a New York che ti piace particolarmente?

Uno? Almeno tre! Morningside Heights, Highland Park e Red Hook.

  • E fuori città?

Hudson. Adoro quella città. E tutto il percorso in treno per arrivarci. Posto incantevole, pieno di poesia.

  • Un quartiere che non conosci ancora bene?

Non conosco il Queens, che è l’unica neighborhood dove non sono mai vissuta.

Vinili, vinili e ancora vinili su Marcus Garvey Blvd (Black Star Vinyl).

Consigli per turisti

  • Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?

Come ho detto, andate assolutamente sulla J e scendete magari a Chauncey, perlustrate Bed-Stuy e poi dirigetevi verso ovest: scoprirete quartieri stupendi. Ho pure scritto un libro (N.d.R. New York, una città di corsa, per l’appunto) sui percorsi che potete fare e sono quasi tutti a Brooklyn.

Se invece vi ostinate a voler vedere un poco di Manhattan, bisogna assolutamente visitare il Met, la Frick Collection e la Neue Galerie. Quanto alle zone, Upper West Side, naturalmente, fino ai Cloisters, e poi, scendendo, Lower East Side.

Biggie Biggie Biggie can’t you see….

New Yorker

  • Hai un/a New Yorker di riferimento?

Paul Auster.

  • Ti senti una New Yorker quando?

Ogni giorno. Fatalmente.

Grazie ancora Chiara!

Ps. quest’anno è uscito il nuovo libro di Chiara, La Figlia di Lui. Non vedo l’ora di leggerlo.

Bar e caffè cool e io che faccio le foto per strada: Bed-Stuy e la gentrificazione in atto?

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