Mi incontro con Ivana da Joe & the Juice sotto il suo ufficio su Park Avenue.
Ivana è un’agente immobiliare, ma per me lei è soprattutto la fondatrice delle New York Italian Women, un network di donne italiane che ha creato nel suo tempo libero e che è stato – ed è tuttora – utilissimo per la mia vita newyorkese.
Mi ha permesso infatti di incontrare tante persone, con cui ho scambiato due chiacchiere, condiviso consigli e che in alcuni casi sono poi diventate delle care amiche. Insomma, una sorta di vera e propria rete di salvataggio acquisita automaticamente appena arrivata qui. E non è cosa da poco.
Fare parte di gruppi di donne per me è sempre stata una strategia vincente in questi anni di vita da espatriata: ma dopo tredici anni in giro per il mondo, espatriata sarà poi ancora il termine corretto da usare? Un po’ non mi convince, perché mi dà sempre un’idea di precarietà, di provvisorietà e nel mio immaginario porta con sé poco di positivo.
Così chiedo aiuto alla Treccani, che mi racconta che il termine espatriati (neologismo, expat, che detesto) racchiude tutti coloro i quali lasciano per un po’ o per sempre la nazione di cui hanno ancora in tasca il passaporto. Definizione interessante. Dovrei chiedere alla mie intervistate la loro opinione in merito 🙂
Dato che io ho già espresso la mia, vi lascio a qualcosa di più urgente, ovvero all’articolo di Ivana e a quello che è il leitmotiv delle foto che lo accompagnano, ovvero New York e l’acqua.
Ivana ama guardare l’East River dalle finestre di casa sua, mentre io lo cerco nelle mie passeggiate in bicicletta. East River o Hudson River poco importa. Quel che conta è il potere calmante dell’acqua che circonda Manhattan. Che poi è un’isola, dettaglio di cui facilmente, nel tran tran quotidiano, ci si dimentica.
Enjoy!

- Ciao Ivana. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Sono arrivata a New York 14 anni fa.
- Tu vivi nell’Upper East Side. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
La frenesia di questa città mi fa mancare l’aria quasi tutti i giorni! Quando vivevo vicino a Central Park mi capitava di andarci spessissimo e anche di perdermici, sensazione rigenerante perché riuscivo davvero a staccare, a fare un viaggio senza uscire dai confini geografici di New York.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
Ti confesso che io ho sempre amato New York e gli Stati Uniti. Tutto è cominciato dalla mia passione per la lingua inglese e da un film che avevo visto da piccola, Barry Lindon, che mi aveva fatto innamorare di Ryan O’Neill.
Detto questo, per me New York è il centro del mondo, il posto dove chi vuole può raggiungere qualsiasi obbiettivo. Un po’ però oggi rimpiango quella che era la New York del passato, degli anni 80 e 90, che era meno cara, anche se molto più incasinata, più imperfetta di oggi. Perché mi manca quindi? Perché la trovavo più viva, più vera e meno standardizzata, meno simile a tutte le altre grandi città del mondo.

- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
A volte mi sento fortunata e a volte semplicemente orgogliosa di quello che ho conquistato negli anni. New York per me è una città difficile, specialmente se sei giovane, perché bisogna essere abbastanza maturi da riuscire a gestire la grande quantità di energia che questo posto sprigiona e resistere ad alcune delle mille tentazioni. E poi bisogna anche sfatare i miti che ci propinano le serie televisive: la New York di Sex and the City è una versione molto edulcorata della realtà!
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Devo ammettere che l’Italia mi mancava di più quando era legata ai miei genitori, a mia mamma in particolare. Ho avuto però in quegli anni una sorta di senso di colpa: amare New York era come scegliere lei tra tutti e mi sembrava di tradire la mia famiglia.
Oggi invece l’Italia per me è una via di fuga, sopratutto d’estate, dato che mi permette di recuperare ritmi di vita più normali, più umani.
Ma non tornerei più a lavorarci. E se dovessi trasferirmi, un giorno, non sceglierei Milano, che è la mia città, ma un posto di mare. Da casa mia a New York vedo l’East River e vedere l’acqua mi rigenera. A volte ci dimentichiamo che il mare qui è così vicino.
Ce ne accorgiamo solo in alcuni momenti, mi viene in mente tra tutti un esempio triste, di quando c’è stato Sandy e i supermercati a Manhattan erano rimasti vuoti per qualche giorno, perché i camion per questioni di sicurezza non potevano attraversare i ponti. Eravamo bloccati, sull’isola di Manhattan!

- Da qui a X anni dove ti vedi?
Non faccio mai progetti a lungo termine, perché non funzionano. E poi mi piace sorprendermi e per ora sono qui.
- Tu vivi nell’Upper East Side. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Adesso vivo nell’Upper East Side, per essere più precisi a Yorkville, che è quella zona adiacente all’East River, dove si trova il Carl Shurz Park, tra la 79esima e la 90esima. Qui si respira quella che io definisco una “suburban atmosphere”, perché pur essendo sempre Manhattan, la qualità della vita per le famiglie che cercano calma e tranquillità è altissima.
In passato invece ho vissuto tra Tribeca e Soho e sono due quartieri che mi mancano moltissimo, dove mi trasferirei volentieri. Adoro Downtown.
- Dove non vivresti a Manhattan?
Forse a Midtown West, anche se poi tutte le zone di New York hanno un loro perché.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Fare la spesa a New York è molto faticoso, non c’è un solo posto dove si trova tutto quello che serve. L’insalata la compro da Whole Food, il pesce da Agatha e Valentina, poi vado da Costco per altri prodotti e mi capita di prendere la macchina e guidare fino a La Bella Market. Insomma, una vera e propria impresa!

- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Il primo anno che ho vissuto a New York è stato un periodo di solitudine, che però a me non è nemmeno dispiaciuto. Forse quel momento di introspezione è stato propedeutico a farmi trovare i miei spazi, a farmi capire quello che volevo dalla mia vita qui e quello che cercavo.
Poi, dopo qualche tempo, ho deciso di creare il gruppo di italiane, una scelta che è stata dettata invece da una mia esigenza di conoscere donne che in certi sensi mi potessero assomigliare, per provenienza e radici comuni.
All’epoca non esisteva ancora niente di simile e devo dire che è stato un lavoro molto duro quello di mettere insieme ogni persona, una a una, e vincere la loro naturale diffidenza. Poi con il passaparola le New York Italian Women hanno cominciato a funzionare da sole e oggi siamo davvero tante! Mi fa piacere.
Quindi, per tornare alla tua domanda, ovviamente sì, oggi gli italiani fanno parte della mia vita quotidiana. Come del resto però gli americani. Ti direi che sono 50/50 nelle mie frequentazioni. Anche perché una volta che diventi una New Yorker, e ci vuole un po’, ti direi una decina di anni secondo me, cominci a frequentare davvero tutti, perché noti meno certe differenze e anche tu cambi.
- Torniamo a parlare di New York. Un posto che ti piace particolarmente?
Il Met è il mio posto del cuore, dove ho dei bellissimi ricordi con i miei figli quando erano piccoli. Poi Carl Schurz Park e il West Village.
A Yorkville, il mio quartiere, mi piacciono molto Orwasher e Schaller Weber che sono due perle, due vere istituzioni.
- E fuori città?
Tutta la zona di Upstate New York: New Paltz, Beacon, Cold Spring.
Poi Rye, dove vado anche in giornata, da casa mia ci arrivo in 40 minuti, e sono al mare.

- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Trovo che negli anni la percezione di noi italiani da parte degli americani sia cambiata tantissimo. Quando ho cominciato a lavorare a Minneapolis, tanti anni fa, mi è capitato che i miei colleghi mi chiedessero se in Italia avevamo il riscaldamento in casa!
Oggi invece no. E devo anche aggiungere che se uno ha dei pregiudizi a New York, fa prima a cambiare città 🙂 Questo mix di culture, etnie, religioni, lingue, non esiste altrove!
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Salterei Times Square, 5th Avenue, Midtown e il Moma. Mi concentrerei invece su Brooklyn, per capire com’è Manhattan vista da fuori.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Forse proprio Brooklyn. Chissà come sarebbe vivere in una townhouse a Cobble Hill? Non mi dispiacerebbe (*neanche a me!).

- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Mi viene in mente George Hahn un newyorkese che amo seguire su Instagram!
- Ti senti una New Yorker quando?
Quando mi irrito se le persone camminano troppo lentamente in metropolitana o se si fermano sulle scale per capire in che direzione devono andare.
Grazie Ivana!






