Quando ho scoperto Allora Brooklyn qualche anno fa, ho pensato subito di scrivere a Stefania, la fondatrice di questo centro culturale nato con l’obiettivo di diffondere l’italianità attraverso i bambini. L’idea mi era sembrata subito geniale, qualcosa di cui avevo sempre sentito la mancanza e che, per me e la mia famiglia, è di fondamentale importanza: valorizzare le nostre radici e tradizioni attraverso il gioco, le attività piacevoli e lo stare insieme.

Volevo aiutarla a modo mio, regalandole la montagna di libri in italiano che ho accumulato negli anni di vita all’estero e che ogni sera leggevo ai miei figli (quando erano più piccini) prima di dormire.

Alla fine, quei libri non glieli ho mai dati, ma nel frattempo siamo rimaste in contatto virtualmente fino ad oggi (eh già, Instagram non è poi il male di tutti i mali!). E finalmente, ci siamo incontrate di persona.

Prima dell’intervista, Stefania mi ha detto di essere timida. Io l’ho trovata di una simpatia coinvolgente e di un’energia contagiosa. Poi magari, sotto sotto, un po’ timida lo è davvero 🙂

Buona lettura! E viva le italiane dallo spirito imprenditoriale e dalle mille e una idea!

Mantra di Brooklyn (mio borough preferito in assoluto in questa città).

14 anni a New York

  • Ciao Stefania. Da quanti anni sei arrivata a New York?

Sono arrivata a New York nell’ agosto del 2010, per stare insieme alla persona che poi è diventata mio marito e per frequentare un master sull’autismo infantile al Brooklyn College. Sono passati 14 anni, ma mi sembra sempre ieri!

  • Tu vivi a Brooklyn. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?

Sì, ho la fortuna di abitare a Windsor Terrace. Vicino a c’è Prospect Park e un laghetto bellissimo e placido. Andare lì mi fa passare tutto. Altri giorni invece per distrarmi ho bisogno di posti più frenetici e allora scelgo Williamsburg, il quartiere che mi ha accolta e dove ho vissuto per ben dieci anni. Lì faccio una specie di Via Crucis culinaria: parto da Montesacro dove mangio la pinsa romana, poi prendo un dolcetto da Bakeri e infine una granita al caffè da Gentile, mentre passeggio lungo la promenade di Domino Park.

  • Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?

È stata – ed è tuttora – un nuovo inizio e la scoperta di avere più opportunità e più doti di quanto pensassi.

  • Quanto ti senti fortunata a vivere qui?

Più che fortunata direi coraggiosa, non è facile lasciare in Italia la famiglia, gli amici e il lavoro per ricominciare tutto da capo. Soprattutto come l’ho fatto io, a 35 anni suonati!

Uno scatto rubato da Allora Brooklyn. Si fa la pasta, bimbi!

Il legame con l’Italia

  • Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?

Chiaramente gli affetti, il cibo, il mare. Ma, essendo romana, mi manca più di tutto lo humour dissacrante, l’autoironia e la veracità della mia città, che qui è difficile trovare.

  • Da qui a X anni dove ti vedi?

Da qui a vent’anni spero di essere in pensione e di poter viaggiare il più possibile. Ci sono tanti posti che devo ancora vedere, troppi! E credo che avrò lasciato New York,
per rifugiarmi in Italia, magari vicino al mare
. Questo è il mio sogno.

  • Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?

Sempre! Nel mio centro culturale organizzo ogni giorno una classe di cucina, dove -insieme ai bimbi – prepariamo qualche ricetta italiana. Per questo ho la necessità di trovare prodotti importati, dai sapori autentici. Vado spessissimo da Coluccio qui a Brooklyn e da La Bella Market. A volte chiedo alle mie sorelle o ad amici in visita di portarmi del parmigiano, aromi speciali e il caffè. E quando vado in Italia, riporto indietro valigie piene di olio, farine e sughi vari.

  • Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?

Sì la maggior parte dei miei amici sono italiani. Lavorando così tanto, nel tempo libero ho bisogno di staccare un po’ e di parlare la mia lingua del cuore con persone che hanno un background simile al mio. All’inizio mio marito, che viveva già qui quando mi sono trasferita, mi ha presentata ai suoi amici. Poi col mio lavoro ho conosciuto tantissime persone che sono diventate importanti per me: vicini di casa, colleghi, qualche genitore dei miei studenti.

  • Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?

Ci convivo. Alcuni mi fanno arrabbiare, ma altri sono veri. Io per esempio gesticolo sempre, mangio la pizza più che posso, il mio inglese zoppica ogni tanto e per le visite mediche e il parrucchiere quando posso vado in Italia.

Un ristorantino tailandese a Red Hook. Brooklyn è fatta di tante diverse neighborhood e culture.

Stefania e la sua New York

  • Tu vivi a Brooklyn. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?

Adoro Brooklyn! La cambierei solo per una brownstone nel West Village, che è un quartiere davvero accogliente e pieno di vita.

  • Dove non vivresti a Manhattan?

Non mi piace Midtown, troppo caotica e turistica.

  • Un posto a New York che ti piace particolarmente?

Come quartiere Williamsburg. In generale, adoro andare al cinema qui a New York, soprattutto nel pomeriggio. E qui nessuno osa fiatare, accendere il telefono o si sogna di arrivare a film iniziato. E quando trovo una sala con le poltroncine reclinabili credo di avere quasi raggiunto la perfezione! Il mio posto preferito è Regal Essex Crossing, nel Lower East Side.

  • E fuori città?

Non amo uscire da New York, sono una persona metropolitana e la natura mi piace, ma fino ad un certo punto. Però devo dire che Cold Spring, Beacon e Storm King mi sono sempre piaciute molto.

  • Un quartiere che non conosci ancora bene?

Mi piacerebbe vivere di più il Lower East Side.

Giardini “segreti” a Cobble Hill.

Consigli per turisti

  • Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?

Di non perdersi Dumbo, il ponte di Brooklyn al tramonto, il Moma e il Metropolitan. E poi di vedere uno spettacolo a Broadway (come The Book of Mormons, che a me è piaciuto moltissimo).

Ceramica e caffè a Bed-Stuy.

New Yorker

  • Hai un/a New Yorker di riferimento?

Ho imparato ad amare New York attraverso i primi film di Woody Allen.

  • Ti senti una New Yorker quando?

Quando vengono amici e parenti dall’Italia e mi accorgo che camminano troppo lentamente rispetto a me! E non ce la faccio, un pò perdo la pazienza 🙂

Una vera New Yorker mantiene in passo sostenuto, fa le gimcane, tiene la destra e non si ferma MAI in mezzo alla strada.

Grazie Stefania!

Natura, arte, bambini e colori a Boerum Hill. Opera di Magda Love.

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