Tribeca /traɪˈbɛkə/ sta per “triangolo sotto Canal Street” (triangle below Canal = TRI+BE+CA). Faccio questa premessa perché, durante i miei tour, mi sono resa conto che non tutti i turisti lo sanno.

Io trovo che questo triangolo, che a me ricorda più un trapezio scaleno – ma probabilmente non ne sarebbe uscito un acronimo altrettanto cool, abbia i confini non proprio così definiti con le sue zone limitrofe. Tranne che con Chinatown. Quando si arriva a Canal Street o sulla Broadway è come se si attraversasse magicamente il muro per il binario 9¾ di Harry Potter: l’atmosfera, improvvisamente caotica e molto meno raffinata, cambia completamente.

Valeria, un’anima artistica, romantica e sognatrice (è del Cancro come me, solo le migliori ovviamente), vive a Tribeca e ama percorrere le vie del suo quartiere con i suoi due cani, Balthazar e João, spingendosi fino all’Hudson per lunghe passeggiate. Lei non se andrebbe da questo “triangolo” per nulla al mondo.

Il resto scopritelo qui. Buona lettura!

Un Dalí stupito dalla bellezza dei palazzi di Tribeca.

6 anni a New York

Vivo qui da quattro anni, ma ero già stata a NY due anni, dal 2005 al 2007. Questa è la mia seconda volta e, tirando le somme, la prima esperienza è stata quella meno faticosa —forse perché l’ho vissuta senza figli. Adesso però mi rendo conto di quante opportunità questa città offra ai ragazzi.

Il rumore della città mi infastidisce moltissimo. Quando ho bisogno di pace, mi avvicino all’acqua, mi siedo su uno dei Pier, guardo le barche e, per un attimo, mi sembra di non essere più a New York. Mi lascio Manhattan “alle spalle”. È una bella sensazione.

New York è una bomba di energia. Ed è anche una città che sa essere incredibilmente romantica: le luci della sera, le scene dei film che mi tornano in mente mentre passeggio. Ad esempio? Quelle di C’è Posta per Te e in generale di tutti i film di Woody Allen.

Tantissimo. Anche se è una città faticosa. Ti prosciuga, ma è piena di possibilità. Dopo aver vissuto a New York, dove puoi andare? Soprattutto quando sei giovane. Non si trova ovunque un posto così. Noi che siamo adulti, genitori, forse prima o poi sentiremo il richiamo di una vita più calma. Ma i ragazzi chissà!

Luce e riflessi vicino a Franklin Street

Il legame con l’Italia

In realtà, non tantissimo. Torno a Natale e in estate, quindi riesco a mantenere un legame con gli affetti e la famiglia. Mi mancano però gli amici storici, che mi conoscono da sempre.

Non lo so, ma non mi vedo qui. Secondo me non è una città facile per invecchiare.

Vado spesso da Eataly downtown. Mi piace molto ed è vicino a casa mia.

Tantissimi. Molto più qui che quando vivevo a Londra. Tutto è cominciato grazie a un’amica americana, che mi ha messa in contatto con una ragazza italiana (ndr. la mitica Manu, di cui tra presto trascriverò l’intervista). Da lì ho conosciuto tante altre italiane. E poi anche la scuola dei miei figli ha aiutato.

Me li sono sentita addosso molto di più a Londra che qui a New York. Secondo me gli americani amano gli italiani.

Da Bubby’s

Valeria e la sua New York

A Tribeca! Che domande 😉 I palazzi sono bellissimi. La gente non si prende troppo sul serio, ha un animo un pò downtown. È poi è comodissimo muoversi da qui: puoi andare facilmente a Brooklyn, vicino all’acqua, a Newark e ovunque a Manhattan. Chiaro, non ci godiamo Central Park come vorremmo, però siamo vicini al fiume. E alla zona del Memorial, che mi piace tantissimo.

C’è una zona che mi viene in mente, ma preferisco tenerla segreta (*ndr: la metterò solo nei miei grafici finali, senza dire il tuo nome, Vale).

Sotto Natale mi piace tantissimo andare da Tartinery a Columbus Circle. Mi siedo al secondo piano, vicino alla finestra, guardo Central Park, i taxi gialli, le decorazioni e mi sento a New York.

Più in generale, amo i posti che hanno a che fare con la mia routine. Tutte le mattine prendo il caffè da Gotan, mi siedo al bancone che dà verso la città e osservo le persone e i grattacieli. E poi mi rilassa tantissimo passeggiare sui Pier lungo l’Hudson con i miei cani, Balthazar e João.

Invece i miei negozi preferiti sono Cursive e Clic. Adoravo Barneys, mi manca tantissimo in città. Come faceva scouting di brand Barneys non lo sa fare nessuno. Mi piace anche Blue Tree nell’Upper East Side, che me lo ricorda (ma è molto più piccolo). E poi il bar dentro la Neue Gallery e il Bemelmans nell’Upper East Side.

Montauk, in particolare la spiaggia di Ditch Plains, dove si fa surf. Quando vado sto a Marram, un albergo dove la sera si fanno anche i falò. Stupendo!

Il Queens. E mi piacerebbe anche andare a vedere la zona dove vivono gli ebrei ortodossi a Brooklyn, Williamsburg.

Pollice verde su White Street

Consigli per turisti

Amo i musei newyorchesi. Gli direi di andare al Met che è bellissimo e attaccato a Central Park, quindi da lì si può passeggiare e perdersi nel polmone verde di Manhattan. Poi li manderei a mangiare i pancakes da Bubbys. Carinissimo!

Se vengono a New York con i figli non possono perdere né l’Intrepid né lo Spy Museum. E poi gli consiglierei di camminare nei quartieri e di perdersi tanto. Di passeggiare nel Village, fino alla 14esima. Forse tralascerei il Lower East Side, che a me non piace.

2020: e io cercavo il museo più piccolo di NYC (che è a Tribeca)

New Yorker

Woody Allen e Fran Lebowitz.

Quando faccio i complimenti alla gente per strada per com’è vestita!

Grazie Vale!

Finestre sulle case degli altri.