Dall’Italia agli Stati Uniti: da Santa Maria del Fiore al Brooklyn Bridge. Dalla Tachipirina 500 alla fantasia di tessuti, colori e disegni.
Questa è la storia di Giulia. Farmacista fiorentina che, quattro anni fa, decide di seguire il sogno americano della sua famiglia e di ricominciare da capo, con coraggio e un pizzico di follia (quella ci vuole sempre!). A Park Slope trova la sua nuova casa e, tra passeggiate sotto gli alberi e la vita di quartiere, una volta sistemati i suoi due bambini Giulia comincia a chiedersi: “E adesso, cosa faccio io?”
La risposta arriva con creatività e cuore: nasce Dimorae Home, un progetto per rendere speciale la tavola, quel posto magico dove noi italiani ridiamo, discutiamo, brindiamo e – inevitabilmente – ci commuoviamo.
Come sempre, adesso la parola passa a lei 🙂 buona lettura! e non dimenticatevi di fate anche un bel giro sul suo sito!

4 anni a New York
- Ciao Giulia. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Da quattro anni.
- Tu vivi a Park Slope. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Mi basta stare nel mio quartiere e fare un giro tra le vie di Park Slope: qui è tutto molto calmo rispetto a Manhattan.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
Energia e velocità, nel bene e nel male: New York è una rincorsa al tempo che non c’è.
- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Moltissimo, vivere qui è un privilegio.

Il legame con l’Italia
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
L’Italia mi manca molto, anche se, quando ci sto un pò di tempo, mi ricordo dei suoi difetti e smetto di idealizzarla. Sento nostalgia della famiglia, degli amici di una vita e del negozietto di gastronomia sotto casa che vende cose buonissime, che sembrano appena uscite dalla cucina della mamma.
- Da qui a X anni dove ti vedi?
In Italia. New York è bellissima, ma è anche molto impegnativa, sotto tanti punti di vista.
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Cerco i prodotti di base della nostra cucina, pasta, pomodoro, olio. Anche se ho cominciato a usare un pò di tutto. Ma le piccole voglie, tipo il prosciutto o una buona mozzarella, ogni tanto me le tolgo.
- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Sì. Molte amicizie sono nate grazie ai miei bambini: ho conosciuto tanti italiani al parchetto del nostro quartiere, ma anche delle famiglie americane, tramite la loro scuola.
- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Non ne ho mai sofferto. Credo che cercherei di prenderla sul ridere.

Giulia e Park Slope.
- Tu vivi ad Park Slope. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Penso che rimarrei nella stessa zona. Si sta benissimo, Park Slope è a misura di famiglia.
- Dove non vivresti a New York?
A Manhattan, per me è bellissima ma a fine giornata sento il bisogno di venire via. Troppo caotica.
- Un posto a New York che ti piace particolarmente?
Little Purity, un diner dove vado spesso a fare un brunch, e Couleur Café, nel mio quartiere. Poi mi piace tantissimo la passeggiata di Brooklyn Heights, con l’acqua, il ponte, la città che si vede da lontano. Mi sono innamorata di New York sulla Promenade.
- E fuori città?
Mi piace andare a fare apple picking fuori New York. Ci sono tantissimi posti, per tutti i gusti.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Harlem, magari lo visitiamo insieme!

Consigli per turisti
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
Sicuramente gli direi di visitare Midtown, il Financial District, Soho e il West Village, per iniziare a farsi un’idea della città. Una volta vista Manhattan, gli suggerirei di esplorare Brooklyn, senza rimanere però solo nelle zone più commerciali (Dumbo e Williamsburg), che alla fine secondo me sono un po’ un’appendice di Manhattan.

New Yorker
- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Woody Allen. Per I suoi scorci su questa città un pò nevrotica, come lui.
- Ti senti una New Yorker quando?
Quando sento la città sempre più mia. Quando non mi scandalizzo se devo fare quarantacinque minuti di metropolitana per andare a prendere un caffè con un’amica. A Firenze sarebbe stato inconcepibile!
Grazie ancora Giulia!




