“Mi addormentavo la sera con papà che mi leggeva i libri di Italo Calvino.”

Gabriella arriva negli Stati Uniti più di cinquant’anni fa, ancora bambina.

Parte dall’Abruzzo con i suoi genitori e si lascia l’Italia alle spalle, per costruire un nuovo futuro oltre oceano.

“Mi ricordo che noi immigrati, quando siamo arrivati qui era il 1959, venivamo incoraggiati a integrarci e ad adottare il più velocemente possibile la lingua e i costumi americani. A volte ci penso e non so davvero come avrei fatto se avessi dimenticato l’italiano: avrei perso le mie radici, non sarei stata più io”.

Grazie all’apertura mentale e alla disciplina della sua famiglia, per cui la cultura e la curiosità intellettuale sono sempre venute prima di tutto, Gabriella riesce a mantenere — a differenza di molti — un legame prezioso con la sua terra di origine, pur amando tutti gli aspetti della sua nuova vita.

E dopo un caffè in sua compagnia, posso dire con certezza che il DNA non mente. Dopotutto, la mela non cade mai troppo lontano dall’albero.

Buona lettura!

La Statua della Libertà e dei navigatori: per tanti la vita qui è cominciata dopo un lungo viaggio.

50+ anni a New York

Da una vita! Sono arrivata che ero una bambina. Ho abitato ad Astoria, nel Bronx e poi finalmente sono venuta a vivere a Manhattan, che è sempre stata il mio sogno, fin da quando, da piccola, avevo visto Miracle on 34th Street!

New York è una città dove non ti vorresti mai fermare: ci sono talmente tante cose da fare! Io non voglio mai perdermi nulla, ma quando sento che il ritmo diventa troppo frenetico, mi chiudo in casa a leggere. È il mio modo di rallentare. Se invece ho voglia di stare all’aperto passeggio per Central Park: il contatto con la natura mi calma sempre.

New York è tutti i paesi del mondo in una sola città. È energia, creatività, vita, cambiamento, apertura mentale. Non è un posto facile, certo, ma chi ha detto che la vita dev’essere sempre facile?

Moltissimo. Sono grata ai miei genitori per aver scelto New York e per avermi trasmesso l’amore per questa città.

Locali e localini che popolano le vie dei due Village. In questo caso siamo nell’East.

Il legame con l’Italia

Mi manca più l’Europa nel suo insieme che l’Italia in particolare. Però, se non posso stare in Europa, il posto migliore dove vivere negli Stati Uniti è senza dubbio New York.

Chi lo sa? Sto bene qui, ma mi piacerebbe avere un appartamento in Italia, per tornare alle mie radici.

Sì, vado da Citarella e, quando ho tempo, fino ad Arthur Avenue per comprare parmigiano, olio d’oliva e pasta.

Ho amici americani, italoamericani e di tante altre nazionalità. Mio marito e la sua famiglia sono di qui.

La grande differenza che noto tra la cultura americana e quella italiana è che noi italiani siamo molto più legati alle emozioni. Io ad esempio mi commuovo facilmente davanti a un bel quadro, a una statua o leggendo una poesia. Gli americani tendono invece a essere più pratici e diretti.

Ne ho sentiti tantissimi. Uno che non sopporto? Quando sento imitare l’accento italiano e sembra sempre che chi sta parlando sia un gangster o un mafioso.

Antico, moderno, lento e veloce. Tutto a NY è in sovrapposizione e continua sostituzione.

Gabriella e la sua New York

Vivrei nel West Village. Mi piacciono i suoi palazzi bassi, le stradine, i caffè e i negozietti.

Non mi piace Midtown e alcune parti dell’Upper East Side.

C’e un piccolo negozio vicino a casa mia, Magpie. La ragazza che ci lavora ha un passato all’American Folk Art Museum e ha sempre un assortimento meraviglioso di prodotti locali.

Mi piace andare da St Ambroeus per il caffè e per l’atmosfera che si respira: sembra di stare in Italia, a Milano.

Amo il Moma, il Museum of the City of New York, il Cooper Hewitt con il suo giardino delizioso. Il Met è perfetto il venerdì e il sabato sera, quando si può girare tra quadri e opere d’arte con più calma, perché di solito c’è meno gente.

Poi io cammino tantissimo! Adoro percorrere l’High Line verso nord, fino a Central Park e Riverside. D’estate, invece, vado quasi tutte le sere al Lincoln Center per i concerti gratuiti. Prendo un gelato e trovo sempre qualcuno che conosco con cui parlare, perché vivo qui da tanti anni. C’è un bel senso di comunità.

E poi un quartiere che mi affascina a New York è West Harlem con la sua storia. Quando ci vado, mi fermo sempre da Pastaitalia.

Vicino a Manhattan mi piace Hoboken. Più lontano, adoro il Vermont. Mi piace anche andare a Rhineback e a Cold Spring, specialmente in autunno.

Brooklyn, è tanto tempo che non ci vado più, dovrei tornarci.

La cattedrale piu grande d’America nascosta dai fiori rosa di questo community garden.

Consigli per turisti

Dipende dai loro gusti. Ma gli direi di andare downtown, nel Village, e poi di tornare uptown, ad Harlem, per una serata jazz. Di partire dal Lincoln Center e fare una passeggiata fino a St. John the Divine, la più grande chiesa degli Stati Uniti. Dato che non è molto lontana, farei anche un giro alla Columbia University, che è bellissima. E poi esplorerei le librerie di ogni quartiere, per curiosare tra gli scaffali e bere un caffè.

E dentro la cattedrale è nascosta un’opera di Keith Haring.

New Yorker

Ne ho tantissimi! Madonna è molto New York. E poi Halston, Liza Minelli, Diana Vreeland, Diane Keaton, Sofia Coppola. Ti racconto un aneddoto a proposito di un famoso New Yorker: pensa che quando lavoravo per Shiseido, negli anni ’80, ho incontrato Andy Warhol a un evento!

Mi sento 60% new Yorker e 40% italiana. Sai perché? Sono molto aperta al cambiamento, amo essere sorpresa, non mi danno fastidio gli imprevisti. Preferisco gli stimoli alla comodità. La comodità non fa per me, così come non ha mai fatto per i miei genitori.

Grazie Gabriella!

NY e le sue librerie: luoghi magici dove perdersi è dolce.