Ho provato a dipingere una sola volta a casa di Elisabetta e sono rimasta folgorata dalla naturalezza con cui lei – munita di pennelli, tubetti, strofinaccio e spatola -dà vita ai colori sulla tela. E riesce persino a chiacchierare nel mentre, con una spontaneità che rende tutto ancora più affascinante.

Immaginate come sfondo di quella giornata, e di questa intervista, le pareti del suo appartamento, a cui Elisabetta è profondamente legata per via della luce che filtra dalle finestre e che le permette di lavorare al meglio. Immaginate quelle pareti tutte ricoperte dai suoi quadri a raccontare della sua passione e della sua storia.

New York non è stata solo una fonte d’ispirazione per Elisabetta, ma una città che l’ha profondamente cambiata. Anche il suo modo di dipingere e di osservare il mondo riflette questa trasformazione.

Non aggiungo altro, se non buona lettura!

New York riflessa in una galleria di Chelsea. Al contrario.

7 anni a New York

Sono arrivata qui 7 anni fa.

In realtà, New York non mi ha mai fatto mancare l’aria. Sapevo fin dall’inizio che questa città sarebbe stata nelle mie corde. Qui sei al centro del mondo e se riesci a capirlo senza farti schiacciare, dalla pressione, dalla competizione e dalla frenesia, allora hai trovato il modo di viverla al meglio.

Ma è una domanda difficilissima! Per me New York è ispirazione: un posto dove se vuoi ha l’opportunità di entrare in contatto con persone di tutti i tipi e di tutto il mondo.

Tantissimo. È un’esperienza incredibile, anche se New York non è per tutti. Non è solo una questione economica, ma anche di approccio: sei circondato da un melting pot di culture e tradizioni vere, ma trovo che non tutti riescano a coglierne l’essenza.

Le viste sulla città dalle finestre dei musei sono una vera opera d’arte.

Il legame con l’Italia

Mi è mancata la mia famiglia. Anche se poi siamo riusciti a tornare a casa davvero spesso, almeno tre volte l’anno. Chiaramente la pandemia è stata molto tosta. Ma a parte quella fase non ho sentito poi cosi tanto la mancanza dell’Italia.

Chi lo sa? Per ora sto tornando in Italia, ma il futuro è tutto da scrivere.

Sì, da buoni italiani cuciniamo tanto a casa. E generalmente andiamo a comprare i prodotti che ci servono da La Bella Market o da Citarella.

Sì, soprattutto grazie a La Scuola d’Italia che ci ha permesso di costruire una comunità di amici italiani.

Alcuni non sono forse anche un pò veri? Comunque non mi sono mai sentita discriminata, quindi non ci ho mai sofferto particolarmente.

Whitney prima. Moma adesso.

Elisabetta e la sua New York

L’Upper East Side è un quartiere dove si vive molto bene, ma se potessi scegliere andrei nel Village, sia East che West.

Probabilmente a lower Manhattan: la trovo troppo cupa, con tutti quei grattacieli e le strade strette.

Adoro i musei, il Met è in cima alla lista. Nonostante ci sia tornata tante volte, in sette anni credo di non averlo ancora esplorato del tutto. Del Guggenheim mi affascina tantissimo la struttura. Mi piace anche visitare le gallerie d’arte a Chelsea e nel Lower East Side.

Oltre ai musei, il mio posto del cuore è Bryant Park: con la sua atmosfera magica per me rappresenta il centro di New York. Tra i miei ristoranti preferiti invece ci sono il Koi, l’Oceans, l’Osteria San Carlo e il Westlight, per un aperitivo.

Mi piace molto Upstate.

Brooklyn, conosco Dumbo e Williamsburg, ma tutto il resto mi manca.

E una galleria del Village. The Kitchen.

Consigli per turisti

Una cosa che bisogna assolutamente fare è vedere NY dall’alto. A me piacciono molto sia The Edge che il Summit. E poi consiglierei i musei, tra tutti per un turista il Memorial.

A New York si respira arte ovunque. Gli Open Studio a Dumbo sono un evento imperdibile.

New Yorker

Sì, Suzanne Rae. Una stilista di origine filippina, nonché mia collezionista.

Spesso. Quando non giudico gli altri. Ed è una mia caratteristica di cui io vado molto fiera.

Grazie Elisabetta!

ps: se volete saperne di più su Elisabetta e la sua arte trovate tutto qui.

Ed Elisabetta con loro!