Comincio questo articolo con un’immagine/mosaico di Reggie Jackson. No, il baseball non mi interessa (scusate, amici americani!), ma mi affascinano le persone, i simboli e i volti che raccontano un quartiere. Reggie giocava negli Yankees, ed è proprio da qui che inizia il nostro viaggio e l’intervista di oggi, nel Bronx.
Prima in metropolitana, da sola, fino alla 167th St, poi in macchina con Monia, collega guida, bravissima e generosa. Dopo aver risposto a tutte le mie domande in un bar dell’Upper East Side, mi propone di accompagnarmi in un tour del “suo” Bronx, che davvero conosce come le sue tasche.
Grazie, Monia! Qui non si dà nulla per scontato. Buona lettura!

16 anni a New York
- Ciao Monia. Da quanti anni sei arrivata a New York?
Sono arrivata qui per la prima volta nel 2007 e ci sono rimasta fino al 2009. Poi sono tornata nel 2011. Quindi in totale sono sedici anni di vita newyorchese.
- Tu vivi nel Bronx. C’è un posto dove ti rifugi quando la frenesia di questa città ti fa mancare l’aria?
Vivo nel Bronx da circa cinque anni. Durante la pandemia, Orchard Beach e City Island, a pochi minuti di macchina da casa, sono state la mia salvezza: ci andavo tutti i giorni.
Quando invece vivevo nell’Upper East Side, se avevo bisogno di calma e silenzio, andavo a Central Park. La sede della New York Public Library vicino a casa, dove studiavo inglese, era uno dei miei punti di riferimento, un posto dove stavo bene e dove mi piaceva moltissimo passare il mio tempo, specialmente appena arrivata.
- Se dovessi definirla in poche parole, cos’è New York per te?
New York non è l’America, e questo è fondamentale da capire prima di decidere di viverci. È una città cara e intensa e, allo stesso tempo, è un’incredibile opportunità di reinventarsi.
- Quanto ti senti fortunata a vivere qui?
Credo che la fortuna uno se la crei. Mi sento molto grata, invece, quello sì.

Il legame con l’Italia
- Quanto ti manca l’Italia e cosa ti manca dell’Italia?
Mi manca la famiglia, ma soprattutto i miei amici più cari. Quelle relazioni profonde, con le persone che ti conoscono da una vita.
- Da qui a X anni dove ti vedi?
O qui a New York o in Texas, dove mio marito è stato trasferito per lavoro. Ti farò sapere!
- Quando sei qui cerchi prodotti italiani? Se sì, dove e perché?
Sì assolutamente. Abito molto vicino ad Arthur Avenue, quindi quando ho voglia di concedermi qualche sfizio so dove andare. Compro i biscotti, la farina, il panettone. Trovo tutto quel che cerco!
- Frequenti italiani sì/no e perché? Come ti sei creata il tuo circolo sociale?
Oggi meno rispetto al passato. Quando sono arrivata, con i miei figli ancora piccoli e iscritti a La Scuola d’Italia, frequentavo molti più italiani.
Ma a New York l’andirivieni di persone è continuo e questo rende tutto più complicato. Molti amici sono andati via, e nel tempo ho dovuto ricreare nuovi legami. Oggi, oltre ai miei punti fissi, ho un gruppetto di amici italiani che vivono Upstate da anni e ogni tanto ci vediamo dalle loro parti.
- Torniamo a uno dei motivi che mi hanno spinta a scrivere questo blog, cosa ne pensi tu degli stereotipi sugli italiani?
Io sinceramente non ne sono mai stata vittima. Anzi, tutt’altro. Quando dico che sono italiana, la reazione è sempre positiva. Certo, tutti danno per scontato che io sappia cucinare bene, ma trovo che sia una cosa bella, non offensiva.

Monia e la sua New York
- Tu vivi nel Bronx. Dove vivresti a New York se potessi scegliere?
Tornerei nell’Upper East Side.
- Dove non vivresti a New York?
A Hell’s Kitchen e nel Lower East Side, troppo caotici per me. E non mi piace particolarmente Inwood.
- Un posto a New York che ti piace particolarmente?
Se ho bisogno di rilassarmi, vado a Central Park, ma anche lungo i fiumi, ad esempio a Riverside Park.
Se cerco arte e cultura, adoro la Morgan Library e la Frick Collection. Passo ore alla libreria Barnes & Noble su 5th Avenue che, con la sua caffetteria, è il programma perfetto per l’inverno. E naturalmente, c’è sempre il Met.
- E fuori città?
La mansion dei Vanderbilt e quella dei Rockefeller. E poi Tarrytown, Rye, Sleepy Hollow, Scarsdale, Larchmont e Mamaroneck.
- Un quartiere che non conosci ancora bene?
Il Queens: c’è tantissimo da scoprire e vedere, mi piacerebbe conoscerlo meglio. E poi Staten Island, spesso considerata il fanalino di coda di New York, un po’ trascurata, ma sempre parte di questa città.

Consigli per turisti
- Parliamo invece degli italiani che arrivano qui per turismo. Dei tuoi amici vengono a New York per pochi giorni: che consigli gli daresti?
La prima domanda che gli farei è “È la vostra prima volta a New York?”
Mi piace partire dalle basi, quindi gli direi di cominciare a esplorare la città da Lower Manhattan: Financial District, One World Trade Center, Seaport, Civic Center, Wall Street e le corti, per capire da dove tutto è iniziato.
A quel punto, poi potrebbero spostarsi più a nord, per una passeggiata su Fifth Avenue o per ammirare le luci di Times Square.
Gli direi anche di visitare il West Village, la High Line e Chelsea.
E poi li porterei nel Bronx, che conosco bene: da Riverdale, ad Arthur Avenue, fino a City Island.

New Yorker
- Hai un/a New Yorker di riferimento?
Sono tantissimi! Eleanor e Theodore Roosevelt. E poi Jennifer Lopez, Woody Allen, Barbra Streisand, Frank Sinatra e Sarah Jessica Parker.
- Ti senti una New Yorker quando?
Quando in metropolitana riesco a far passare la MetroCard al primo colpo—e subito dopo quella di tutti i miei clienti—senza mai bloccare la fila. La strisciata va fatta nel modo giusto, non è roba da principianti!
Grazie ancora Monia!
Ps. seguite Monia qui 👈🏻 .




